Liga, Pausini, Eros e Venditti La top ten parla solo italiano

Nessuno straniero nei primi dieci cd in classifica: non accade dal 1992

da Milano

Ma guarda che sorpresa: lassù sono tutti italiani. Per la prima volta in quindici anni, i primi dieci posti nella classifica dei dischi più venduti sono occupati solo da artisti di casa nostra. Zero stranieri, neanche l’ombra. Al numero uno c’è Ligabue, che è una macchina da guerra come raramente capita di vedere: vola altissimo e fa sempre centro, meglio di così. Affittuario della zona attico della classifica, stavolta ci è arrivato con Primo tempo, una raccolta di successi che abbiamo già ascoltato milioni forse miliardi di volte (salvo due inediti, Niente paura e Buonanotte all’Italia), a dimostrazione che la frenesia che ha trasformato l’industria discografica in un tapis roulant di novità a getto continuo è più che altro una iattura: se la musica è buona, resiste nel tempo. È quella brutta a sparire in fretta. Come dicono tanti artisti, specialmente quelli di lunga esperienza, «un disco si fa solo se si ha qualcosa da dire». Altrimenti è meglio rimanersene in vacanza. E lo dimostra anche la classifica di questa settimana che premia quasi esclusivamente i cosiddetti greatest hits o i dischi dal vivo (come quello di Laura Pausini registrato a San Siro) a discapito di nuovi prodotti, specialmente stranieri, che gli acquirenti si guardano bene dal comprare perché, forse, non meritano attenzione. Tra gli inediti, nei primi dieci ci sono Dormi amore - la situazione non è buona di Adriano Celentano (solo quarto, forse è l’unico a non festeggiare troppo) e Antonello Venditti con Dalla pelle al cuore. Gli altri sei sono tutti più o meno già sentiti. La Nannini con Giannabest sale addirittura al secondo posto dal terzo, dove stavolta c’è Zucchero con All the best (che incassa anche straordinari picchi d’ascolto a Che tempo che fa di domenica). E ancora: Eros Ramazzotti con e2, Canzoni nel tempo di Fiorella Mannoia, The best di Andrea Bocelli e Grazie a tutti di Gianni Morandi. Secondo la Fimi, che è la Confindustria della discografia, un evento del genere non si verifica dal 1992, cioè da quando l’organizzazione si occupa di redigere le classifiche di vendita. Ora non rimane che chiedersi il perché di un successo così. Enzo Mazza, presidente della Fimi e manager di lunga esperienza, dice: «È un fatto rilevante perché avviene nella settimana prenatalizia, segno questo di grande vitalità del repertorio italiano». Però poi aggiunge: «Tuttavia bisogna anche riflettere sul fatto che il mercato è sempre più composto da fasce di acquirenti adulti e che diventa sempre più difficile produrre novità di artisti emergenti». Per spiegarci: scordiamoci di vedere facce nuove in classifica. D’accordo, ci sono strepitose eccezioni come Giovanni Allevi, che in classifica ha tre album, Allevilive al 28esimo posto, Joy al 44esimo e No concept al 66esimo. Ma sono, appunto, eccezioni. Ciò che sta diventando la regola, specialmente per giovani e giovanissimi, è la «musica liquida», cioè quella digitale che si scarica dal web: nell’ultimo trimestre questa fascia è cresciuta addirittura del 66 per cento. Per di più, si sta anche consolidando il fenomeno del «long tail» (coda lunga), grazie al quale artisti di nicchia trovano sempre più consumatori. E, guarda caso, proprio per questo molte etichette hanno pubblicato in digitale titoli fuori catalogo da oltre venti anni e mai pubblicati su cd. Il risultato? Un successone. Sarà per questo che il mercato è fermo e che gli artisti più consolidati per lo più riversano nei negozi solo brani di repertorio in varie forme. È un momento di transizione. Ma ci siamo quasi: e il 2008 sarà l’anno decisivo per la ripartenza.