Da Ligabue ai Nomadi Il rock celebra Battisti

Nel cd «Innocenti evasioni 2006» affrontano i brani famosi del grande Lucio. Stupiscono i Nomadi e Loredana Bertè si scatena a tempo di reggae

da Milano

Riemerge carsica, a quasi otto anni dalla morte, la leggenda di Lucio Battisti. A rendergli l’ennesimo omaggio provvede un cast agguerrito di cantanti italiani ed ecco Innocenti evasioni 2006, terzo episodio d’una serie avviata qualche anno fa. Quattordici artisti di varia qualità rifanno, ciascuno alla propria maniera e con versioni in parte inedite, altrettante canzoni del musicista di Poggio Bustone, cercando di rinverdirne il mito testandone la solidità.
Ovvio che il livello risulti piuttosto alterno, ma è l’intenzione che conta e del resto la musica battistiana - e i testi, determinanti, di Mogol - ha un fascino che sopravvive a tutte le riletture e una modernità che sfida il mutare del tempo e degli stili interpretativi. Così Nek, che apre la scaletta dell’album, appare dignitoso in Sì viaggiare, Cesare Cremonini, in Innocenti evasioni, è aiutato da un gradevole arrangiamento, Max Pezzali se la cava in La metro eccetera, desunta dall’ultimo periodo battistiano, quello della collaborazione con Pasquale Panella e riagghindata nel segno d’un certo radicalismo elettronico.
Più tradizionale Uno in più rifatta da Irene Grandi con dispendio di slide guitar e coretti d’antan. Ma è con i Nomadi, e con la loro tesa, appassionata lettura di Prigioniero del mondo, che l’album raggiunge uno dei suoi momenti più alti. Come in Prendi tra le mani la testa, che Loredana Berté reinventa a tempo di reggae, dalla grande artista che è: con l’anima in mano, tra ironia e irruenza. Altri momenti clou? E penso a te rifatta a fior di labbra da Raf, in una versione tanto più intensa quanto più introspettiva. O ancora Il leone e la gallina, che Samuele Bersani ricrea con fiabesca leggerezza. E I giardini di marzo, che conclude l’album nell’assorta, partecipe rilettura di Ligabue.
Ma vada un applauso di stima anche a Enrico Ruggeri, che s’appropria affettuosamente di Anche per te e ad una brava Giorgia, che rilegge in chiave soul Nessun dolore. Per contro, Dolcenera disperde un poco, per eccesso d’enfasi, l’incanto onirico di Emozioni, i Sugarfree banalizzano alquanto Una donna per amico, Pelù e Litfiba offrono di Il tempo di morire una lettura inutilmente truculenta.