Ligabue, in una cava di marmo la parabola del «giorno al cubo»

La musica spesso serve da scalpello e con i colpi precisi di ritmo e parole prova a dare i contorni a un’idea, a un sogno, spesso solo a una utopia. Quando è arrivato in questa cava di marmo a girare il suo video (che sarà trasmesso in anteprima oggi al concertone di Campovolo), Ligabue aveva in testa che Il giorno dei giorni (il primo singolo dal mostruosamente atteso Nome e cognome) è per tutti l’ultima scalpellata, quella finale, ed è il risultato di tanta fatica. È la resa dei conti. È, per uscire dalla metafora, ciò che si aspetta il protagonista maschile del suo video mentre si aggira come se fosse un’ombra, sfuggente a tutti gli altri e quindi sola, incompiuta a differenza della protagonista, una ragazza che invece vive la sua vita magari monotona ma compiuta. Ligabue è il Piero Angela della psicologia dei trentenni, non un rivoluzionario o un messaggero ma un grande divulgatore della medianità. E così, quando nelle ultime scene un sorriso della ragazza ecco che fa riapparire il ragazzo, si capisce che il giorno dei giorni è il «giorno al cubo» che si vive solo quando di fianco arriva la persona giusta, quella che finalmente fa sciogliere l’ombra e (ri)trovare il profilo perso nella solitudine.

LIGABUE - Il giorno dei giorni (Wea)