Ligabue: «Prima il concerto poi il cd così cambio i vecchi riti del rock»

Già centomila biglietti venduti per lo show del 10 settembre a Reggio Emilia

Cesare G. Romana

da Milano

Sul nuovo album, uscita prevista il 16 settembre, Luciano Ligabue, scaramantico, glissa: «Sto scegliendo i brani - si limita a dire -, il titolo non c’è ancora ma so che, a quarantacinque anni, uno non cambia: dunque mi rispecchierà come tutti i miei dischi. Di nuovo ci sarà una cura mai così attenta dei suoni». Parla invece del megaconcerto con cui presenterà il nuovo lavoro, il 10 settembre al Campovolo di Reggio Emilia: «Qualcosa di inedito - giura Claudio Trotta, organizzatore dell’evento con Claudio Maioli e Ferdinando Salzano - perché nessuno si è mai esibito su quattro palchi, disposti a corona attorno al pubblico».
Che sarà un successo lo dicono le prevendite: già centomila i biglietti venduti e si spera di raddoppiarli. Una sfida a Vasco?, insinua chissà perché qualcuno. Ma il Liga non ci casca: «Hanno inventato un’inesistente rivalità, tra due artisti molto diversi. Con Vasco ho parlato qualche volta e mi sono trovato benissimo. So anche quanto gli deve la musica italiana, per il resto i cantanti non sono cavalli, che debbano vincere una corsa». E l’incontro-stampa si sposta sulle cifre, sicché al critico è giocoforza trasformarsi, una tantum, in cronista: vabbè, anche questo è vita. Centocinquantamila, dunque, i metri quadri occupati, millecinquecento le persone impegnate, mirabolanti i numeri dell’allestimento «che però non mi galvanizzano - puntualizza Ligabue - quanto sapere che molta gente mi vuol bene a scatola chiusa, prima di sapere come sarà il disco nuovo». Perché quattro palchi? «Sul primo, il palco Main, suonerò col mio gruppo di oggi, La Banda. Sul palco Vintage ritroverò il mio primo gruppo, i Clandestino, evocando atmosfere anni Settanta e Ottanta. Sul palco Solo ci saremo soltanto io e la mia chitarra. Sul palco Teatro suonerò con Mauro Pagani, evocando il Giro d’Italia teatrale del 2003».
Insomma, un concerto ma con l’impegno d’un tour, «del resto io sono un tossico da esibizioni e dal 2003 non facevo spettacoli: ovvio che nel 2006 farò una tournée canonica - dice il Liga - ma intanto ecco questo viaggio controcorrente nella mia storia. Di solito fai un disco, poi, quando la gente lo ha masticato, passi al palco: economicamente è più vantaggioso. Qui è l’opposto, prima il concerto e poi l’album, ecco la sfida».
Si parla del Live Aid, al quale Ligabue difficilmente parteciperà «perché me ne manca il tempo, ma condivido totalmente l’iniziativa. È vero, sono un entertainer, la mia “politica” è scambiare emozioni con la gente, però quello che scrivo rispecchia la mia visione del mondo, non sfuggo alle mie responsabilità». E se l’evento di Reggio venisse scambiato per un’autocelebrazione? «In parte lo sarà - ammette Luciano - del resto se non hai un forte ego non sali su un palco. Ma prevale la tensione verso una nuova avventura, la voglia di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto». Celebrando tra l’altro una serie d’anniversari, tutti concentrati nel 2005: quarantacinque anni compiuti a marzo, quindici anni di carriera, cento canzoni pubblicate.

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