Ligabue, il tour si fa in quattro Club, palasport, stadi e teatri

Il giro di concerti inizia il 7 febbraio e terminerà in autunno: «Mi tolgo la voglia, in due anni e mezzo ho suonato solo una volta»

Paolo Giordano

da Milano

Il bello è che è identico. Quando si siede a tavola e inizia a parlare, Luciano Ligabue ha lo stesso tono di quando è sul palco, flette le mani come fa davanti al microfono, le allarga, poi si arrampica fino a dire tutto in poche parole: «Negli ultimi due anni e mezzo ho suonato una volta sola». Quella volta la conoscete anche se non c’eravate: Campovolo, il concertone di settembre che è stato il più visto di tutti i tempi in Europa (180mila: il sesto nel mondo) e anche uno dei più contestati perché un bel po’ di pubblico è tornato a casa con l’amaro in bocca: «Sul palco non ci siamo accorti che c’erano problemi di audio. Il mio ricordo di quella sera, che non era la mia serata al cento per cento visto che mi hanno pure rubato in casa, si ferma alla massa di gente che mi saltava davanti. E se guardate il dvd, la sentite quell’emozione, grossa, grossolana, di tutti. Poi ho scritto una lettera di scuse, che è una roba che non si fa mai. Ma quello è un concerto che rifarei». Però uno solo in due anni e mezzo. Quindi dal sette febbraio Ligabue si toglie lo sfizio e inaugura la tournée forse più complessa del rock italiano, se non altro nelle intenzioni. Eccole.
Il Ligaquattro. Dall’Alcatraz di Milano fino al Filmore di Cortemaggiore (19 febbraio) Ligabue sarà com’era: un rocker da club, con prevendita solo il 30 gennaio presso i locali dalle ore 15 (per il 75 per cento del totale) oppure sul sito www.ticketone.it dalle 9. Tutti concertini messi insieme con la sua vecchia band, i ClanDestino.
Ma mica finisce qui. Dal 26 marzo all’11 aprile Ligabue sarà in sei palasport con la Banda e dal 19 maggio in tredici stadi con tutti e due i suoi gruppi, partendo dal Conero di Ancona e passando per il Meazza di Milano (il 27) e Olimpico di Roma (3 giugno). La nota di servizio è: per chi acquista biglietti al botteghino dei club sarà disponibile anche un numero limitato di tagliandi per il concerto al palasport e quello allo stadio secondo un evidente «abbinamento topografico»: Alcatraz, palasport di Treviglio, stadio Meazza e via dicendo. Infine, per non farsi mancare proprio nulla, in autunno Ligabue girerà i teatri con uno show acustico e probabilmente solitario o quasi. Poi non si lamenti più, però.
L’incipt. «“Sono nato a 79 anni anni e meglio non poteva andare” è l’incipit del mio romanzo ed è una delle cose più belle che io abbia mai scritto. L’incipit è fondamentale, molte mie canzoni come “Certe notti” iniziano con le stesse parole del titolo». Lui ormai è andato ben oltre e dopo il suo incipit con un disco del ’90 ora tracce di Ligabue si trovano anche nell’archivio permanente del Moma di New York (c’è una copia del suo film Radiofreccia) e nei linguaggio comune, che ormai zampilla di frasi da Ligabue. Lui dice, abbastanza prevedibile: «Quando Prodi mi ha chiesto Una vita da mediano per la sua campagna elettorale non ho avuto problemi, anzi mi sembra bella l’idea di un politico che vuol giocare da mediano». Poi però precisa: «C’è una brutta aria in questa campagna elettorale, durante la quale io sarò in tour. Diciamo che ci meritiamo qualcosa di meglio. Un conto era il 1975, quando la politica voleva cambiare il mondo. Un altro è adesso, il 2006, in cui mi sembra che abbia altre intenzioni». Comunque, per chiarire: «Io faccio rock’n’roll, quello che mi accade intorno non dipende da me».
Radioliga. «Stefano Accorsi, che ha recitato in Radiofreccia, mi è venuto a trovare il mese scorso. E il produttore Domenico Procacci mi tampina in continuazione per girare il mio terzo film. Ma ci vuole l’idea e per fortuna posso aspettarla: io sono soltanto un musicista. Se la storia viene, bene. Altrimenti pazienza. A me piacciono i film forti, però ne vorrei girare uno leggero, quasi comico». E quando lo dice, mentre aspetta il caffè, allarga le braccia, la collanina ciondola come quando lui inizia a cantare e la voce è la stessa, ma proprio identica a quella che sul palco racconta la vita d’Italia vista da un mediano (che però fa molti gol).