Ligabue in viaggio alla ricerca delle sue emozioni

Appuntamento all’Alcatraz per il prediletto dai fan del rock che martedì sera si esibisce con i ClanDestino

Antonio Lodetti

Lo aspetta una tournèe da paura, di quelle che fanno tremare i polsi per la fatica e lo stress. Come già ampiamente annunciato sarà divisa in quattro parti. Mica poteva inventarsi una cosa qualsiasi Ligabue dopo il trionfale concertone di settembre al Campovolo di Reggio Emilia (170mila persone una più una meno, ovvero il rock show con più pubblico di sempre in Europa e tra i dieci più seguiti nel mondo nonostante i problemi di audio e le conseguenti polemniche). Quindi il Liga ha deciso di fare le cose in grande e di dividersi, appunto, in quattro.
Da martedì al 19 febbraio suonerà nei piccoli club, da cui manca da dodici anni, con i ClanDestino; dal 26 marzo all’11 aprile si esibirà nei Palasport con La Banda (il gruppo rodatissimo e composto da senatori come Federico Poggipollini, Mel Previte, Robby Pellati, Niccolò Bossini, Antonio Righetti); dal 19 maggio sarà negli stadi con entrambe le formazioni (il 27 maggio sarà di nuovo a Milano, questa volta a San Siro); in autunno per finire se ne andrà in giro per i teatri con uno show acustico, chitarra e voce o quasi, con ospiti a sorpresa quali Mauro Pagani.
Una maratona dunque che si apre martedì all’Alcatraz con un tutto esaurito che non fa notizia. Abituato a riempire i grandi spazi, ci ha messo pochi minuti a vendere tutti i tagliandi disponibili per lo spettacolo in un piccolo locale. Già le premesse erano vincenti. Il titolo della tournèe, Nome e cognome, è quello del suo recentissimo album, autoritratto dell’anima del cantautore emiliano che ha registrato duecentomila prenotazioni prima dell’uscita ufficiale e da settembre, quando è stato pubblicato, ha sempre viaggiato nei piani alti delle hit parade (la settimana scorsa era al ventunesimo posto della classifica Fimi - Nielsen mentre singoli come Il giorno dei giorni e L’amore conta sono tra i più trasmessi dalle radio) e vola verso il mezzo milione di copie vendute.
Rock e ballata, il suono dell’Italia on the road, con un occhio a Neil Young e l’altro alla nostra melodia. Un impasto felice di parole e musica con tanta passione nell’anima. Inutile spiegare Ligabue; lui è quello che è, che emoziona le folle fuggendo l’archetipo della rockstar (ad esempio quando, nel nuovo brano Happy Hour racconta la sua visione del rock o, in Tra palco e realtà, fustiga un mondo apparentemente dorato del successo cantando: «Abbiamo amici che neanche sappiamo e finchè va bene ci leccano il culo / e poi abbiamo casse di Maalox per pettinarci lo stomaco»)senza trucco e senza inganno, un ragazzo come quelli che lo seguono fedelmente ascoltandolo cantare «vivete a orecchio, senza un soggetto che qualcuno ha già scritto», condividendo le sue ansie, le sue paure, le sue speranze, le sue piccole-grandi ribellioni.
All’Alcatraz sarà accompagnato dai ClanDestino, la storica band che lo ha visto decollare con Giovanni Marani alle tastiere, Luciano Ghezzi al basso, Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, Max Cottafavi alla chitarra coadiuvato dalla sei corde del giovane Niccolò Bossini.
Sarà un viaggio attraverso i brani più recenti ma, naturalmente, attraverso la rivisitazione dei suoi classici, da Certe notti a Hai un momento Dio?, da Sogni di r’n’r alle radici di Balliamo sul mondo, con «la voglia inconsueta - come ha raccontato durante la presentazione del disco e della tournèe - «inconsueta di usare il suono del rock per raccontare cose intime, fuori da ogni epopea».
Chi non riuscirà a seguire l’evento dell’Alcatraz, aspettando San Siro, può rifarsi domani sera su Mtv. Alle 21 Ligabue si racconta in maniera inedita nel programma Storytellers. Parlerà di sé, dei suoi progetti, del suo rapporto col cinema e di molte altre cose, suonando con la chitarra acustica pezzi quali Ho perso le parole, A che ora è la fine del mondo, Happy hour.