Liguori e Mazzon raccontano la storia del free jazz

«Il free jazz è musica dura, spigolosa, è una forza che induce a pensare in una stagione musicale in cui il pensiero non ha molto spazio. E noi che lo facciamo, siamo come i Ronin, i samurai senza padrone. Viaggiamo da soli, qualche volta ci incontriamo, e combattiamo con i nostri strumenti. Poi, torniamo da soli. Oggi, vedo in giro musicisti meno coraggiosi, che si accontentano di produrre minestre riscaldate, e un pubblico più latitante. Ieri, quello stesso pubblico ti seguiva nella ricerca». E lo «ieri» cui allude, con voce appassionata e guerriera Gaetano Liguori, erano gli anni '70. «In quella stagione - spiega il fuoriclasse milanese del pianismo jazz - di rottura degli schemi e delle regole vi era una grande libertà artistica». E proprio allora nacque l'ensemble Unità Musicale, formato da alcuni grandi musicisti tra cui gli stessi che - questa sera alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte (ore 18.30) - racconteranno in parole e note la stagione del «jazz militante». Gaetano Liguori e il suo vecchio sodale, il trombettista Guido Mazzon, sono i protagonisti di un incontro moderato da Franco Fayenz, storica penna della critica jazz e firma del nostro Giornale. «Jazz Militante: Unità musicale», questo il titolo dell'appuntamento, intende raccontare al pubblico il processo che portò il jazz sperimentale dai club all'aperto, in piazze, scuole, festival. E a margine della serata, la coppia Liguori-Mazzon presenterà la riedizione di due album significativi per la scena jazz italiana come «The Wild Bunch» (1976) e «We - Effetti Larsen» (’88), raccolti per l'occasione in un cd singolo dal titolo «Twister». «Sono 70 minuti di puro free jazz - spiega Liguori - Ancora oggi, la forza di quella musica è intatta».
Libreria Feltrinelli, piazza Piemonte
Ore 18 Ingresso libero