Il ligure: «Giovanni ha grinta ed è un ottimo navigatore»

«I preparativi sono lunghi e il pezzo più difficile è la partenza, ma se trovi l’aliseo portante la vita di bordo si stabilizza subito»

Pietro D'Alì e ben noto nel mondo della vela: non si offende affatto quando gli si dice che è un maniaco. Puoi restare al bar a chiacchierare notti intere e lui è sempre concentrato sul mare. Sarà anche perché, figlio d'arte, fin da piccolo ha messo il sedere sulle derive nel golfo di Genova.
Come si trova a Le Havre?
«I prepartenza sono sempre lunghi… per queste Transat la barca deve essere in porto molto prima, a disposizione dell'organizzazione. Fin che non molli gli ormeggi c'è sempre qualcosa da fare e io preferisco di gran lunga star per mare».
Che cosa si aspetta da questa regata?
«Ho fatto il giro del mondo con Brooksfield, che era una barca più grande. La mia esperienza con i Figaro è con barche più piccole. Mi sembra uno scafo allegro, facile e sicuro. Il pezzo più impegnativo è sempre la partenza, poi se trovi l'aliseo con i venti portanti la vita di bordo si stabilizza. Io amo navigare e star per mare. Mi piace tutto. Sicuramente le regate di triangolo o di Coppa ti abituano ad avere riflessi più rapidi, a saper cambiare marcia in maniera repentina. In mare aperto hai più tempo per regolare la barca e anche per decidere dove andare».
Che cosa farà dopo la Transat?
«Il mio futuro è una stagione con il Farr 40 e sono sempre alla ricerca di fondi per continuare con il Figaro, su questo tipo di barche, forse un 60 piedi. Ma il budget è astronomico. Sono team di 10 persone e solo la barca costa tre milioni di euro, in più ci vuole un milione di euro a stagione. Il mio sogno sarebbe di fare la Venddee Globe e ho provato invano a sensibilizzare gli sponsor. Ho qualche contatto per la Volvo Race».
La miglior qualità di Giovanni scoperta in questo mese?
«È un ottimo navigatore, ha una gran grinta. In barca è sensitivo: si accorge subito quando c'è qualcosa che non funziona. Giovanni ha costruito le barche e quindi sa bene quali sono i loro punti deboli. Abbiamo una concezione un po’ diversa delle attrezzature di coperta, a lui piacciono le manovre leggere, io sono abituato al risultato tra le boe e preferisco sistemi più complessi ma più rapidi per regolare le vele».
Vi siete divisi i compiti?
«Non proprio, comunque ci troviamo bene. Navigando in due devi spingere la barca e timonare un sacco. Ci si divide il tempo più o meno a metà in modo da essere freschi. Prevedo che lui dedicherà più tempo al carteggio e io alla coperta. I piloti automatici moderni sono bravi se li sai regolare… possono superare un timoniere in certe condizioni, soprattutto se qualcuno continua a regolare vele e angoli».
Le piace la formula 40 piedi open?
«Sono barche abbastanza semplici da gestire, ma molto potenti perché sono larghe, hanno la chiglia profonda e un piano velico importante. Devi rispettare la dimensione delle vele e in manovra chiudere con delle calze. Non si può fare tutto come su una barca piccola, ma si può spingere più che su un sessanta piedi. Planano con 15-16 nodi di vento".