Le liguri della canzone e il Pacifico

(...) a straziare Ragazzo dell’Europa. Ma, duetti a parte, quella di Gianna Nannini è stata comunque una proposta di alto livello, fortemente voluta da Stefano Francesca e Vincenzo Spera, dopo una serie di Capodanni da sagra di paese. Senza offese per le sagre di paese.
Certo, quando hai Genova come fondale naturale, vale davvero tutto. Ma, alla poesia della bellezza della nostra città, si è aggiunta altra poesia, quella della Nannini recente. Che, diciamolo subito, senza pudori, è una poesia che ha molto di ligure. Ligure d’importazione, vabbè. Ma pur sempre ligure. Perchè il segreto della rinascita artistica di Gianna dopo anni difficili sta tutto in due nomi, che hanno parecchio a che fare con noi: il primo è quello di Adele Di Palma, mamma di Cose di musica, factory artigianale della musica di qualità in Italia (per una vita ha curato anche i tour di Fabrizio De Andrè), milanese di origine, ma genovese d’adozione, visto che ha scelto come buen retiro le colline dietro il Tigullio e Leivi in particolare. Tanto ligure che l’illuminata giuria del Premio della Regione, quest’anno l’ha scelta come migliore «imprenditrice culturale». Praticamente, la scelta più lungimirante della giunta Burlando in tutto l’anno, forse l’unica, visto che Adele è riuscita a piazzare tre artisti della sua «scuderia» sul palco dell’Ariston per il prossimo Festivale di Sanremo: Tricarico e Frankie Hi-Energy tra i big e la rapallese Giua (ex Maria Pierantoni Giua) fra i giovani.
L’altro segreto della rinascita artistica di Gianna, si chiama Gino De Crescenzo, in arte Pacifico. E anche lui ha tanto di genovese e di ligure in generale, nonostante su un palco ligure - quello dell’Ariston - abbia firmato il momento più triste della sua carriera, cantando male, vittima dell’emozione, una canzone splendida come Solo un sogno. Ma, Sanremo a parte, Gino ha composto completamente un disco sulle alture sopra Bonassola, isolato come un asceta; ha firmato A poche ore, un gioioso e prezioso duetto con un genovese doc, Ivano Fossati, che racconta la gioia e la forza adrenalica dell’innamoramento; è stato protagonista di un allegro show-case da Ricordi in via Fieschi che viene ancora ricordato e, soprattutto, ha veri amici, a cui regala trasferte apposite, trasformandosi quasi in un pendolare della Milano-Genova (fra un po’ farà anche l’abbonamento Intercity) solo in nome dell’amicizia. E questo è un valore aggiunto unico. Anche scrivesse robaccia, Gino sarebbe un grande solo per questo.
Ma non scrive robaccia, anzi. E vorrei condividere con voi qualche verso di Pazienza, cantato da Gianna e firmato da Pacifico. «Ti giri e cerchi di parlare/da quale sogno vuoi tornare/da quale angolo lontano/ombre a rincorrersi sul muro/mi viene incontro il tuo profumo/è un mare calmo l’incoscienza». Su su, fino alla dichiarazione d’amore finale: «Che strani giorni amore/leggeri tra le nuvole/e resta addosso il male e il bene/nascondo tutto/tutto nelle vene/come sorridi tu nessuno/come mi guardi tu nessuno/oltre satelliti e aquiloni/seguirti ancora/arriverà domani/splende già/in ogni via/quella tua luce».
Credetemi e scusate se mi ripeto: cantata dalla Nannini è roba da brividi. E, oltre che a mia moglie, le parole «Vorrei infilarmi nel tuo cuore/vedere meglio le parole/coprire tutto come neve», splendida dichiarazione d’amore, le dedicherei a Genova e a tutti voi, splendida comunità del Giornale ligure, in cui il nostro direttore Mario Giordano ha dimostrato coi fatti di credere fortissimamente.
É una dedica per il 2008. E per sempre.