Liguri con l’ansia da antiCamera

Paola Setti

E adesso è count down. Mancano otto giorni all’ora della verità per i candidati che alla Camera entreranno solo se gli «usurpatori foresti» che si son piazzati in cima alle liste lasceranno loro il posto optando per un’altra Regione.
Sono ore difficili queste. L’anima agguerrita ma anche cavalleresca di Roberto Cassinelli il coordinatore metropolitano di Forza Italia a Genova per esempio è molto dibattuta: sperare che il ministro Claudio Scajola opti per la Puglia liberando il seggio in Liguria o augurarsi il viceversa per non lasciare fuori una gentile signora come Gabriella Carlucci, candidata appunto in Puglia? Giacomo Gatti di An poi sta giocando le sue ultime carte fra un incontro e un contatto romano: se Ignazio La Russa opterà per la Liguria infatti l’ex assessore regionale all’Industria resterà fuori dai giochi, ma sarebbe dentro se l’amico Ignazio si decidesse a scegliere la Lombardia. Praticamente certo di farcela è invece Aleandro Longhi dei Ds, perché Fabio Mussi il capolista dell’Ulivo ha già fatto sapere che non opterà per la Liguria. Sorte inversa tocca a Giorgio Devoto il segretario del Pdci, che ha dovuto disfare le valigie per Roma dopo averle fatte perché Iacopo Venier lo ha tradito e opterà per la Liguria.
Loro, il popolo in bilico degli ultimi in lista, se i primi saranno generosi scopriranno la propria sorte qualche giorno in anticipo. Epperò è solo il prossimo 28 aprile, un mercoledì pomeriggio, che ne avranno la certezza. Al secondo piano di Montecitorio già dal 26 sarà allestito un poco rassicurante centro di temporanea accoglienza, un ufficio che li accoglierà per svolgere pratiche e compilare moduli. Il 28 poi dovranno attendere tutti in corridoio, al massimo nella sala dei presidenti se alla Camera saranno così gentili da metterla a disposizione, altrimenti direttamente fuori in piazza Parlamento, come era successo nel 2001. Non potranno neppure ascoltare ciò che verrà detto in aula. Dentro, per dire, Berlusconi Silvio dirà: opto per la Lombardia. E allora la porta si aprirà e il messo indicherà l’azzurra Gabriella Mondello: «Prego, lei è deputata, adesso può entrare».
Il più sarà non farsi cogliere impreparati, racconta proprio Mondello. Lei, cinque anni fa a Montecitorio si era presentata certa di entrare ma mica lo sapeva, che sarebbe avvenuto tutto e subito. E invece nemmeno il tempo di rendersene conto e già l’avevano spedita nella Sala Regina per le pratiche e, clic, le avevano scattato una fotografia da incollare al tesserino di riconoscimento. Le è rimasta sulla ghirba per cinque anni, tutte le sante mattine, quella foto. «Non che fosse venuta poi così male eh, per carità, alla Camera uno non ci va mai conciato male, però io non me l'aspettavo, e quella foto mi ha perseguitata per tutti questi anni». Meglio era andata a Daniela Santanché di An, lei aveva fatto un salto dal parrucchiere prima di entrare, tiè. Indubbio che con la messa in piega avesse una foto migliore, ecco.
Otto giorni di ansia ancora, poi le ultime ore prima della proclamazione le si potranno ricordare come la sera prima degli esami: possibilmente rimuovendole.