Una Liguria affossata dagli enti pubblici si salva con l’export

Una ripresa in atto, ma debole e diseguale. È l'immagine di un bicchiere mezzo pieno quella che emerge dall'indagine congiunturale del secondo semestre 2010 e per i primi sei mesi del 2011 presentata ieri da Confindustria Genova in collaborazione con Assedil. I segnali più positivi provengono dal progressivo recupero del traffico marittimo perso bruscamente nel 2009 e di un lieve (intorno all'1%) aumento della produzione industriale: a crescere di più, in generale, sono le esportazioni (in controtendenza rispetto alla situazione italiana) e la media impresa, più dinamica ed efficace negli interventi di ristrutturazione. «Sono migliorati i settori internazionalizzati» ha spiegato Giovanni Calvini, Presidente di Confindustria, «Mentre la domanda interna rimane debole. La migliore performance è quella dell'hi-tech, con aumenti a due cifre nell'export». Bene anche il porto, che tra luglio e dicembre 2010 ha visto aumentare del 15,7% i container, perdendo un 5% di passeggeri imbarcati sui traghetti ma registrando un +7% grazie al traffico crocieristico rispetto all'anno precedente. Buone notizie per il turismo quindi, con un +11% di presenze ed il risultato incoraggiante dell'aeroporto che in un anno ha visto aumentare il suo traffico del 15,4%. Ma se per il settore manifatturiero, finanziario e sanitario le previsioni sono ottimistiche, l'altra faccia della medaglia è invece la grave crisi dell'edilizia, che nel 2010 ha visto la scomparsa di 60 aziende e di oltre mille posti di lavoro. «Si tratta del periodo più difficile di sempre», ha spiegato Silverio Insogna, vice-presidente di Assedil. Tra luci ed ombre, a peggiorare la situazione dell'industria ligure è lo stato dei pagamenti pubblici: il ritardo medio è oggi di 140 giorni, ben 55 in più rispetto ad un anno fa, col rischio di rallentare ancora di più l'aggancio della ripresa.