In Liguria gli assassini non si fermano

Inizia il viaggio tra otto storie di pluriomicidi che hanno dato alla nostra regione un triste primato

Chi, per una serie di coincidenze, si trova a studiare il fenomeno degli assassini seriali, probabilmente giungerà ad una conclusione agghiacciante: per quanto ne sappiamo, serial killer potrebbe rivelarsi anche il nostro vicino di casa, il nostro migliore amico, il nostro capufficio. Le storie di questi soggetti, in molti casi, si svolgono in scenari di apparente normalità, in cui ogni cosa è al suo posto, tranne un angolino più o meno remoto della mente del protagonista. Un angolino buio, che contiene traumi infantili rimossi o pulsioni animalesche incontrollate, che si espande e finisce per annebbiare tutto. Con risultati che, ce ne accorgeremo, sembrano frutto dell’infinita fantasia di un grande scrittore noir come Giorgio Scerbanenco. Con una punta di verità incontestabile: parlare di record a proposito del numero di serial killer presenti in Liguria, soprattutto se paragonato al numero di abitanti, non è letteratura.
Oggi comincia un viaggio attraverso le vicende e le menti dei serial killer che hanno dato sfogo alle loro pulsioni omicide in Liguria. Tenendo conto che si può definire serial killer colui che uccide due o più persone per ragioni (ragioni?) non necessariamente legate alla criminalità organizzata (per intenderci, Totò Riina non è affatto un serial killer, nonostante i moltissimi omicidi commessi o ordinati), abbiamo individuato otto storie. Otto personaggi che vengono da epoche e città diverse. Alcuni di loro ancora conosciuti e tristemente ricordati, come Maurizio Minghella, il Travoltino della Valpolcevera, per tacere di Donato Bilancia, che detiene l’orrendo primato di diciassette vittime, un’enormità rispetto a qualunque suo omologo italiano. Ma chi si ricorda di Valentino Pesenti, il primo assassino seriale ligure del dopoguerra? O dei «compagni di sangue» Gagliano e Sedda? Del sanremese Paolo Savini, una «figura minore» anche per gli esperti del genere, protagonista di trenta minuti di ordinaria follia? O ancora, andando molto indietro nel tempo, i nomi di Cesare Serviatti e Giorgio Vizzardelli dicono qualcosa a qualcuno?
Probabilmente no, ma si tratta dei primi due serial killer liguri. Due uomini diversi tra loro, uno giovanissimo, l’altro pensionato. Con un elemento in comune: negli anni Trenta, in circostanze e con modalità totalmente differenti, fecero partire da La Spezia e provincia l’orribile scia di sangue che, in maniera a tratti un po’ romanzata, stiamo per raccontarvi.