La Liguria butta il governo Prodi dal treno

L’assessore butta Prodi sotto il treno. «Non faremo gli aguzzini dei pendolari». Parole di Luigi Merlo, che nella giunta Burlando si occupa di trasporti. Parole indirizzate al premier, al suo governo e alla sua finanziaria. I soldi non bastano, «nessuno a Roma sembra volersi rendere conto che le ferrovie sono vicine alla paralisi», e soprattutto le promesse di mille nuovi treni non sono state rispettate, restando sulla carta degli annunci politici ad effetto. E con queste cifre, «Trenitalia non si presenterà neppure al prossimo bando di gara per il trasporto regionale», assicura Silvano Roggero, direttore ligure della società. Cioè, per assurdo, dal 1° gennaio, quando scadrà il contratto con le Regioni, potrebbe non far circolare i treni. Più concretamente, visto che si andrebbe avanti in deroga al contratto, non sarebbe comunque più assicurato un servizio come da contratto. Con maggiore facilità di soppressione treni e cambiamenti di orari.
L’occasione del confronto è dato dalla presentazione dell’accordo con il Rina, che eseguirà ispezioni a sorpresa sui treni per verificarne lo stato di pulizia e farà una relazione alla Regione. Ma il problema, come ribadito dall’assessore Merlo, è assai più profondo. Il rischio è che i treni, con locomotori vecchi di 52 anni e carrozze di 36 (a fronte di una media europea di 11 anni), senza soldi e senza gli interventi promessi dal governo, si fermino del tutto. «E questo è ormai un problema sociale», sottolinea Merlo che minaccia «di restituire al governo la delega al trasporto locale: con questi mezzi facciano loro gli aguzzini dei pendolari». «Con 8.5 euro a chilometro e a treno - spiega Trenitalia - non possiamo neppure più fare quello che facciamo. Ci sono stati errori in passato e li ammettiamo, ma ora non possiamo proseguire il risanamento senza risorse. In Francia i treni sono più belli e funzionano meglio? Sì, ma il pubblico paga 11/12 euro a chilometro e le tariffe per i viaggiatori sono doppie». Qui si paga di più e il servizio non c’è.