La Liguria dei (veri) valori che non si lascia spaventare

(...) Oggi a Genova sta tornando davvero un brutto clima, con aggressioni a forze politiche che chiedono solo di fare una raccolta firme e passano pure per provocatori. Con un sindaco che si scaglia contro un segretario di partito «colpevole» di fare opposizione, pretendendo di insegnargli cosa dire e cosa no. E con i giornali che in questa situazione puntano l’indice contro la reazione esasperata di chi si vede negare il più elementare e democratico dei diritti. Poi con gli elettori di una forza politica (elettori, non dirigenti o attivisti) che si vedono recapitare a casa, lettere con insulti e minacce politiche. Oppure con l’Università che non solo si lascia occupare qualsiasi cosa, ma addirittura autorizza concerti in cui si inneggia alla strage di poliziotti e avversari politici. Tutti episodi a fronte dei quali non si è levato un solo sussurro di sdegno da parte delle forze politiche sedicenti democratiche.
In questo clima si è inserita anche la nostra vicenda della lettera minatoria. Dalla quale sono nate tante considerazioni. Le più immediate sono emerse grazie alle parole di Massimiliano Lussana e le straordinarie reazioni che hanno provocato confermano come ogni sua parola sia stata compresa nel modo migliore. Ma i lettori del Giornale hanno dimostrato un’altra loro dote eccezionale. Un qualcosa che forse meriterebbe, questo sì, una definizione, un nome, che si è già dato qualcun altro. Verrebbe da dire che quella dei lettori del Giornale si è dimostrata l’Italia, la Liguria dei Valori. Molti hanno scritto che, al di là del grave errore commesso da Francesco Guzzardi, si augurano che il Giornale non voglia calcare troppo la mano contro di lui. Un perdono che è un Valore enorme soprattutto quando arriva da chi si sente tradito così profondamente. Ecco perché il Giornale, scritto lì sulla testata, significa semplicemente che i suoi lettori lo trasformano da un giornale, a il Giornale. E la «G» è maiuscola.