La Liguria dichiara «guerra» alla Cina

Il compagno Burlando abbraccerà anche Fidel Castro, ma quando c’è da bacchettare i compagni cinesi non si tira indietro. E con lui anche il compagno Giacomo Conti, che del comunismo punta addirittura alla Rifondazione come Marco Nesci, e Moreno Veschi, e Tirreno Bianchi che le loro battaglie le fanno tutte sotto la falce e martello della loro bandiera rossa. Inutile dire che ci sono anche le firme degli altri consiglieri regionali, fino all’ala destra dello schieramento, in calce al documento che partirà da piazza De Ferrari per far tremare la Grande Muraglia. Sì perché ieri la Sala Verde ha lavorato sodo per approvare un ordine del giorno all’unanimità. Sui problemi dei liguri? Macché. I consiglieri hanno impegnato il loro presidente Mino Ronzitti «a trasmettere il presente ordine del giorno» a tanti e tali destinatari da dover scomodare un ambasciatore per fare da postino, vista la delicatezza dell’argomento: l’indipendenza del Tibet. Roba che da 56 anni aspetta una soluzione.
A essere informati delle decisioni prese dal consiglio regionale ligure saranno il premier italiano Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, delle Regioni e dei consigli regionali, e poi il presidente e il primo ministro della Repubblica popolare di Cina, il Dalai Lama, il governo e il parlamento tibetano in esilio, il presidente del parlamento europeo, naturalmente il segretario generale dell’Onu e l’associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet. Cosa devono sapere? Che la Liguria «aderisce all’associazione e si impegna a partecipare alle iniziative che questa intenderà promuovere». I compagni cinesi sono avvertiti.