La Liguria non guida più l’Italia

Se non fosse per un coordinatore vicario agli Affari finanziari, la Liguria sarebbe completamente esclusa dal panorama delle decisioni nazionali. Ieri la Conferenza dei presidenti ha assegnato alle Regioni i ruoli di capofila per gli 11 filoni di governo più importanti, ma alla Liguria non è stato attribuito alcun coordinamento di Commissione.
La giunta di Claudio Burlando ha «ceduto» alle Marche le Attività produttive, che nella scorsa legislatura spettavano all’assessore Giacomo Gatti, e alla Basilicata i Beni culturali, con delega al Turismo, che con la giunta di Sandro Biasotti erano del vicepresidente Gianni Plinio. Proprio Plinio, oggi capogruppo di An in Regione, ieri ha sparato a zero sul centrosinistra ligure. «Questo dimostra quale sia il peso di questa giunta in Italia e nel centrosinistra nazionale. Avrebbero dovuto battere i pugni almeno per strappare i Beni culturali, che sono liguri per tradizione, persino la giunta Mori ci riuscì, commissario Maria Paola Profumo. E poi dicevano che Biasotti non contava a Roma». Un’esclusione che pesa, aggiunge, perché: «Essere capofila significa contare, rispetto al governo, al mondo dell’impresa e a tutti i livelli istituzionali».

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