In Liguria il PdL gioca a tre punte: Biasotti con Forza Italia e An

E Berlusconi telefonò a Biondi: «Se non ti candidi, mi ritiro anch’io»

(...) l’ex governatore - ed ora, grazie a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che dimostrano di essere grandi statisti, questo progetto si realizza. Sono orgoglio ed entusiasta di apportare il mio contributo». Un’adesione esplicita, che lascia aperto il discorso sul futuro del movimento arancione, tero partito alle ultime comunali genovesi, e che mette a posto un primo tassello per quanto riguarda le liste.
Giorgio Bornacin, senatore ligure di An, si dichiara «entusiasta del nuovo assetto». Non solo, sfida gli scettici. «A chi dice che è una forzatura, rispondo che è solo l’esito naturale del processo politico in corso», aggiunge colui che aveva ricevuto l’incarico di guidare il partito ligure proprio verso l’avvicinamento alla nuova formazione del centrodestra. Riflessi sulle elezioni? «Senz’altro si tratta di una novità che metterà in difficoltà ancora più nette il Pd - osserva Bornacin - e che credo possa portare più voti e forse anche un seggio in più rispetto alla semplice somma dei posti conquistati da An e Forza Italia». Un’analisi legata soprattutto al Senato, dove il premio di maggioranza regionale resterebbe, sondaggi alla mano, al centrodestra. Ma un’affermazione più netta renderebbe ancora più certo il ribaltamento del 5 a 3 che nella passata legislatura favorì il centrosinistra. A chi andrebbero i cinque seggi? Quattro, presumibilmente al PdL (3 a rappresentanti di Forza Italia e uno di An), il quinto sarebbe in bilico tra un alleato (Udc o Lega) e lo stesso PdL, il cui quinto candidato in lista potrebbe essere nuovamente di An.
A cosa sono dovuti i condizionali? Intanto alla reale percentuale dei voti ottenuti dai partiti (per quanto riguarda il quinto seggio da assegnare), ma soprattutto al fatto che occorre stabilire, tra i due principali partiti attuali, il criterio di divisione. «Credo che si debba valutare sulla base dei risultati delle elezioni amministrative 2006 - osserva Gianfranco Gadolla, presidente provinciale di An -. Ma potrebbero esserci accordi diversi tra Fini e Berlusconi. E comunque credo l’importante sia portare persone che rappresentino al meglio il territorio». I risultati del 2006 sembrano però cambiati sulla base dei più recenti sondaggi, che potrebbero essere usati per rivedere gli equilibri. Al momento, il capolista al Senato per il PdL potrebbe essere proprio Bornacin (in quanto Forza Italia avrebbe il capolista alla Camera con Silvio Berlusconi seguito da Claudio Scajola). Dopo di lui, tre nomi azzurri. Spazio a Gigi Grillo e Alfredo Biondi. Quest’ultimo però potrebbe lasciare successivamente nel probabile caso di nomina alla Corte Costituzionale. Il suo posto in lista è stato comunque nei giorni scorsi assicurato da Silvio Berlusconi in persona che in una telefonata lo ha «minacciato»: «Se non ti candidi tu, non mi candido neppure io, siamo insieme dal ’94». Il quarto posto potrebbe andare a una donna, e qui Renata Oliveri avrebbe l’ulteriore vantaggio di poter rappresentare anche i Circoli della Libertà. Considerando la candidatura Biondi alla Corte Costituzionale, anche il quinto e sesto posto potrebbero dunque garantire un seggio al Senato (magari tra qualche mese): Gianfranco Gadolla o Alessio Saso per An e Franco Orsi per Forza Italia si giocherebbero le loro chance. In caso di un senatore Udc, il partito di Pierferdinando Casini potrebbe dirottare a Palazzo Madama il deputato uscente Vittorio Adolfo.
Alla Camera, infatti, il posto dell’Udc (che sia o meno alleato) sembra ormai assegnato a Vincenzo Lorenzelli, così come la Lega Nord, dopo il capolista Umberto Bossi - che però lascerebbe spazio al secondo in lista - tornerebbe al nome di Maurizio Balocchi. Ancora una volta il pienone di deputati lo farebbe il Partito della Libertà, conquistando tra gli 8 e i 9 seggi. In cima alla lista ci sarebbero tre big nazionali, Silvio Berlusconi, Claudio Scajola e Ignazio La Russa, che come tali però potrebbero poi optare per altri collegi (forse con la sola eccezione del ligure Scajola). Ecco così che almeno altri sette posti andrebbero assegnati a chi avrebbe la quasi garanzia di uscire. Davanti a tutti c’è Sandro Biasotti, a seguire il coordinatore regionale di Forza Italia Michele Scandroglio e quello di An Eugenio Minasso. Gli azzurri riproporrebbero poi Gabriella Mondello, Giuliano Boscetto, Enrico Nan (che è certo della conferma e che pure vede il suo posto ambito anche dai sindaci di Alassio Marco Melgrati, di Loano Angelo Vaccarezza, dal consigliere regionale Franco Orsi qualora non trovasse posto al Senato e dall’outsider Eraldo Ciangherotti cui sono stati rivolti pubblici complimenti da Scajola per il nuovo e intelligente modo di fare politica). An proporrebbe un suo candidato tra Gianni Plinio, capogruppo in Regione e Gianfranco Gadolla. Spazio ancora all’azzurro Luigi Morgillo in rappresentanza dello spezzino, mentre altri nomi, tra cui quello di Roberto Cassinelli e Pierluigi Vinai, avrebbero possibilità di subentrare nel caso di rinuncia successiva di Boscetto, indicato come il probabile nuovo sindaco di Sanremo, nel 2009. Ma come in tutte le regioni restano le variabili dei nuovi aderenti. Ieri Lamberto Dini ha fatto sapere di entrare nel Pdl, come la Dc per le Autonomie, i Pensionati e probabilmente anche l’Udeur. ecco così che potrebbe rendersi necessario qualche passo indietro a favore di big «foresti» o i nomi liguri come quello del diniano Rosario Monteleone e di Roberta Gasco (Udeur) entrambi sottratti alla maggioranza di Claudio Burlando in Regione.
E il centrosinistra? Le scelte sarebbero sui parlamentari da tagliare. Tre senatori andrebbero al Pd, due della corrente Ds uno della Margherita. Graziano Mazzarello è il più tranquillo, mentre Egidio Banti che sarebbe il riconfermato della Margherita ha l’handicap di essere spezzino come Andrea Ranieri. Una situazione che apre uno spiraglio a Massimiliano Costa o a Claudio Gustavino o a Pippo Rossetti. I Ds potrebbero altrimenti rinunciare a Ranieri (magari spostandolo alla Camera). Oppure a mettere tutti d’accordo ci penserebbe la Cosa Rossa, prendendosi il terzo seggio con don Andrea Gallo decisivo per non fare litigare i vari partiti.
Tutto il centrosinistra avrebbe dai cinque ai sette posti alla Camera. Uno per la Verde Cristina Morelli? O per l’uscente ma difficilmente rientrante Aleandro Longhi? E poi gli altri: tre al Pd con conferme pressoché certe di Roberta Pinotti e Romolo Benvenuto, affiancati dal segretario regionale Mario Tullo. Uno all’Italia dei Valori con Egidio Pedrini, a meno che non venga dirottato in Piemonte. E gli eventuali altri due, in ballottaggio tra Cosa Rossa e Pd, ma con il listone in vantaggio e bisognoso di trovare un posto a un savonese (Massimo Zunino o Marco Bertolotto?) e a Lorenzo Forcieri. I problemi più seri sono proprio a sinistra, dove i posti disponibili sono assai meno dei pretendenti.