Liguria come la Puglia: soldi e diritti alle coppie gay

L’Udeur e la lista civica vicina a Burlando: siamo stati traditi dal gioco sporco dei Ds

Paola Setti

da Genova

Come la Puglia, anzi meglio. Fra l’imbarazzo rabbioso dell’Udeur («ce l’hanno fatta sotto il naso») e le esternazioni gioiose di Rifondazione comunista («gliel’abbiamo fatta sotto il naso»), Claudio Burlando il governatore ligure, Ds, ha superato il maestro Nichi Vendola, Prc: la Regione Liguria ha dato il via al percorso che porterà ai Pacs, inserendo le unioni di fatto nella legge che stabilisce a chi garantire diritti, e danari, in tema di servizi sociali e sociosanitari. Aveva detto la Margherita che figurarsi, le unioni di fatto non sarebbero mai passate. E invece eccole lì. Titolo I «Norme generali», articolo 23 comma 5: «Gli interventi e i servizi destinati alla famiglia sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela e da altri vincoli solidaristici, purché aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora nello stesso Comune».
Tradotto: i principi della normativa che mette in ballo qualcosa come 150 milioni di euro valgono per tutti. Famiglie tradizionali, unioni definite da legami di parentela o di adozione, ma anche per gli altri «vincoli solidaristici», nessuno escluso.
Basta un Marco Nesci di Rifondazione gongolante per capire la portata dell’evento: «È il riconoscimento dei diritti civili e sociali delle coppie conviventi, indipendentemente dal sesso della coppia. È un momento storico, perché lo Stato non potrà che prendere atto». Come in Puglia, ma un po’ più «liberi». La legge varata da Vendola infatti specifica che per «convivenza abituale e continuativa» si intende quella che perduri da almeno due anni. «Noi facciamo un passo avanti - sorride la sinistra -, perché noi quel limite non lo abbiamo inserito».
Tutta colpa di un emendamento spuntato guarda caso all’ultimo e del gioco sporco dei Ds, lamentano ora Udeur e Gente della Liguria, la lista civica che Burlando creò per acchiappare anche i voti dei moderati e che non a caso affidò all’ex assessore del centrodestra Giovanni Battista Pittaluga. Il testo come lo avevano visto loro, il centro del centrosinistra, non faceva accenno alle coppie di fatto, ma solo alla famiglia tradizionale. Potenza della distrazione: in Commissione a votare loro non c’erano, «avevamo dato la delega ai Ds». Vatti a fidare. La brutta notizia gliel’ha data il capogruppo di Forza Italia Luigi Morgillo, che ieri li ha chiamati domandando se Clemente Mastella si fosse ammattito o se loro avessero deciso in solitudine il sì ai Pacs.
Adesso promettono battaglia, quando il testo arriverà in consiglio regionale e loro faranno appello ai moderati della Margherita. C’è da credere che Ds, verdi e Rifondazione passeranno volentieri sul loro corpo. L’hanno già messa così: «Questo è solo un assaggio di quel che accadrà se l’Unione vincerà le elezioni». E se lo dicono loro.