Liguria rossa di rabbia: «Sul Terzo valico il governo ci ha traditi»

Il sindaco di Genova, Pericu: «Così rischiamo di perdere i fondi privati». Il governatore Burlando: «Ogni ministro dice la sua, ora intervenga Prodi»

da Genova

Avranno anche la bandiera rossa fra i denti come il governo, ma ad alzare bandiera bianca gli amministratori liguri non ci stanno. Avvertono che la linea ad alta velocità Genova-Milano è incolore, perché «è questione di vita o di morte non solo per noi, ma per il Paese intero». Regione Liguria e Comune di Genova, guidati dalla sinistra, si dicono traditi perché il governo gliel’ha fatta sotto il naso, arrogandosi il diritto di revocare la concessione per i lavori al consorzio Cociv e di indicare la via obbligatoria delle gare internazionali «a giochi quasi fatti e senza consultarci, nonostante la materia delle infrastrutture sia concorrente fra Stato e Regioni». Annunciano che, appena il governo si degnerà di illustrarglielo, il decreto Bersani-bis sulle liberalizzazioni, loro si opporranno in Conferenza Stato-Regioni.
Trent’anni passati a disegnare progetti, a costruire difficili consensi fra le popolazioni coinvolte dal tracciato, a cercare i quasi 5 miliardi di euro necessari, e quando il Terzo Valico sta per diventare realtà il governo Prodi che fa? Nottetempo cambia le carte in tavola e tanti saluti, si ricomincia da capo. È un crescendo di rabbia. «Siamo molto dispiaciuti per questo intervento - lamenta il sindaco di Genova Giuseppe Pericu, Ds -. Eravamo finalmente nella condizione di dare il via all’opera, con il progetto definitivo approvato dal Cipe e la mancanza di finanziamenti pubblici risolta da una proposta molto seria di imprese e istituti finanziari (Banca Intesa, San Paolo, Impregilo e Condotte, ndr). Adesso non vorrei che questa disposizione fosse di ostacolo al percorso di project financing che era stato individuato».
Se il primo cittadino si augura «di conoscere la norma nel dettaglio quanto prima», il presidente della Regione Claudio Burlando, Ds, è parecchio infuriato proprio perché quella norma lui non aveva la più pallida idea che qualcuno la stesse scrivendo. «C’è un problema di metodo - accusa -. Trovo molto discutibile che il governo, mentre si occupava di parrucchieri e banche, che sono temi che riguardano il Parlamento, abbia messo le mani senza consultarci su una materia, come quella delle infrastrutture, che invece è concorrente con le Regioni».
Il metodo, ma anche il merito. «Adesso vorremmo sapere se il governo è davvero intenzionato a realizzarlo, il Terzo valico, e lo vorremmo sapere da Romano Prodi - scandisce l’assessore ai Trasporti della Regione Luigi Merlo, Margherita -. Perché qui di Alta velocità parlano tutti i ministri, Economia, Infrastrutture, Trasporti, Ambiente: ognuno dice la sua, che però è diversa da quella dell’altro. Il premier faccia da interlocutore unico».
È un pasticciaccio brutto questo decreto, spiegano. Perché non è chiaro come potrà funzionare la gara d’appalto: si ricomincia da capo? Il governo tira fuori 5 miliardi che non ha? Si fa lo stesso affidamento sui privati aggiustando la normativa del project financing? E poi perché, annota Burlando, «è giusto fare gare pubbliche per garantire la trasparenza, ma farlo a percorso già avviato è molto problematico: qui ci sono dei privati che prima hanno speso soldi per il progetto definitivo, poi si son sentiti dire che non c’erano i finanziamenti pubblici e allora si sono ingegnati per trovare una soluzione alternativa».
Il rischio, segnalano tutti, è che i tempi si allunghino troppo, il che, avvertono, sarebbe «inaccettabile». Là dove da rispettare non c’è solo la tabella di marcia dello sviluppo di una regione sempre più isolata, ma anche quella, molto più scomoda, delle elezioni: a Genova in primavera si vota, il 4 febbraio ci sono le già tormentate primarie dell’Unione, tre candidati in lite fra loro. Uno è Edoardo Sanguineti il poeta proletario che rappresenta la sinistra radicale e che l’Alta velocità non la vuole. Gli altri sono l’europarlamentare Ds Marta Vincenzi e l’ex presidente degli industriali Stefano Zara, ulivista convinto. Ieri hanno chiamato la città alla rivolta, perché da sempre vanno ripetendo che il Terzo valico s’ha da fare e si farà e adesso rischiano che a soffiargli il cavallo di battaglia sia il candidato del centrodestra, Enrico Musso. Ma risposte dal governo ieri non ne sono arrivate.