La Liguria si ribella alle tasse della sinistra

A Sestri Levante Prodi & C. indietreggiano del 4 per cento

Diego Pistacchi

Alle cinque della sera iniziano ad arrivare i primi numeri «veri», quelli che vanno oltre gli exit poll e le intenzioni di voto. Sono dati parziali, d’accordo, confermano anche che la Liguria è andata ancora una volta a sinistra. Ma dicono che ci è andata molto meno del solito e molto meno del previsto. Anzi, che la Liguria è andata più a destra persino rispetto a quando aveva vinto la Casa delle Libertà, nel 2001. Alla faccia del senatore Ds Graziano Mazzarello che ieri pomeriggio esultava per un «dato ligure molto bello, stando agli exit poll si prospettano almeno dieci punti di vantaggio». E di Claudio Burlando che, anche dopo le prime docce fredde, osservava: «Che sia un vantaggio di 4 o di 10 punti la Liguria ha comunque dato un contributo positivo al centrosinistra». E pazienza se poi Forza Italia è primo partito anche nella «rossa» Liguria, con il 24.11 per cento dei voti, sui 23.76 dei «vincitori» Ds.
Insomma, rispetto al solito è un dato in controtendenza, per dirlo con un termine caro ai politologi; una sonora bastonata per gli amministratori della sinistra, per dirla con le parole scelte dagli elettori. La Liguria urla, voti alla mano, che sindaci, presidenti di Regione e Provincia hanno deluso i cittadini liguri. Di più. Che la sinistra ha perso consensi soprattutto nelle sue roccaforti, nei centri in cui solitamente riesce a fare bottino pieno. Genova «tiene», rispetto al 2001, anzi, il centrosinistra (che pure incassa i voti di Radicali e Pensionati) avanza appena di uno 0.7 per cento. Ma il disastro è altrove, soprattutto in quei Comuni che tante gioie avevano dato alla sinistra fino alle più recenti amministrative.
A Chiavari, tanto per citare un Comune che ha un sindaco di sinistra con Sergio Poggi, Forza Italia prende al Senato 5143 voti e lascia indietro i Ds di 2000 schede, quasi raggiunti da An che di consensi ne strappa 2292. Le coalizioni sono staccatissime: 56.26 per cento (10.061 voti) alla Cdl, 43.74 per cento all’Ulivo (7.828). Certo, a Rapallo, dove pure il centrodestra ha perso il Comune, alla Camera Forza Italia incassa 6347 voti contro i 4749 dei Ds (le coalizioni: 59.05 per cento alla Cdl, 40.95 all’Ulivo). E a Imperia le percentuali della maggioranza schizzano al 61.40.
Ma la sconfitta che più brucia alla sinistra viene dal «tradimento» dei Comuni sicuri, quelli dove sembra quasi inutile andare a votare. Sestri Levante, per prendere una cittadella rossa. Al Senato il centrosinistra perde oltre il 4 per cento dei voti rispetto alle ultime politiche in cui il centrodestra aveva peraltro vinto a livello nazionale (oggi 57.4 contro il precedente 61.61 per cento), voti che vanno pari pari alla coalizione di Berlusconi. Alla Camera la flessione è meno accentuata, ma l’Unione non va oltre il 57.8 per cento, quando aveva il 58.7. E nella città dei cantieri navali e della ex Fit Ferrotubi, An sale all’8,5 per cento, e l’Udc all’8.3. Se non sorride il sindaco Andrea Lavarello, altri amministratori di sinistra stanno già rileggendo i voti incassati e ai quali molti ne mancano all’appello. In provincia della Spezia, ad esempio, le cose non vanno per il meglio all’Unione che sperava di fare man bassa. Il calo è pari al due per cento rispetto alla sconfitta di cinque anni fa, dal 58.72 al 56.78 (al Senato), con Forza Italia a soli 6.5 punti dai Ds.
Girandosi a ponente le cose vanno anche peggio per la sinistra. Non nel ponente più azzurro, non nell’inconquistabile Imperia, ma in provincia di Savona, dove tra meno di due mesi si dovrà cambiare il sindaco del capoluogo. Il partito di Berlusconi è inarrestabile, raggiunge il 26.80 per cento staccando i Ds al 20.54, ma l’intera coalizione della Casa della Libertà trae buoni auspici per il 28 maggio e si attesta al 50.99 per cento contro il 49.01 degli avversari. Il «dato ligure molto bello» tramonta insieme al sole. Per una volta la Liguria non «dà un contributo positivo al centrosinistra». Vaglielo a spiegare a Mazzarello, Burlando e compagni che, sommergendoli di tasse, i cittadini appena possono si vendicano.