Liguria, si vota anche per la nautica

Claudio Burlando e Sandro Biasotti faccia a faccia. Per il governatore uscente i rapporti tra politica e Ucina sono stati "positivi e franchi, ora puntiamo alla qualità". Di diverso avviso lo sfidante (Pdl): "La politica sia fianco degli imprenditori e non solo in funzione del Salone"

di Andrea B. Nardi

Lo sviluppo della nautica rallenta in Liguria...

Burlando. «È innegabile che la crisi abbia toccato anche questo settore vitale per la nostra regione. Tuttavia sono convinto che per la nautica ci siano possibilità di ripresa e di sviluppo qualitativamente migliori di prima».
Biasotti. «La Liguria è al secondo posto dopo la Lombardia per addetti nel settore, con il 18,34% delle aziende. Nella prima metà del 2009 il calo degli ordini è stato del 79%. La conseguenza: il 30% di lavoratori in cassa integrazione. Ci sono segnali di ripresa, grazie alla capacità di imprenditori e maestranze, pur accerchiati dall’ottusità di chi vede le barche come giocattoli per ricchi dimenticando che il settore dà lavoro a 120mila addetti».

Piange anche il turismo nautico. Questione di promozione o di incentivi?

Burlando. «Ritengo che la nostra giunta abbia fatto una buona promozione, ma vogliamo migliorare. Sono convinto che si debba incentivare soprattutto la nautica minore, ma anche conciliare diportismo e ambiente».
Biasotti. «Ma no! Si è fatto poco. Occorre investire in promozione. Nel 2004 lanciai il “Piano della Costa” per 8mila nuovi posti barca: allora la Liguria ne contava 22mila (17% del totale nazionale, prima in Italia). Negli ultimi 5 anni ogni ipotesi di sviluppo del diportismo è rimasta al palo, bloccata dal partito del “No”. Servono incentivi, ma soprattutto un governo della Regione che faccia ripartire lo sviluppo. Il problema è soprattutto politico».

Si parla tanto di nuove infrastrutture, ma poi...

Burlando. «Innanzitutto c’è il nuovo porto di Imperia, quasi ultimato. Poi la nuova marina di Sestri Ponente, vicino all’aeroporto, già in funzione. Sul progetto dell’approdo alla Margonara (Savona), è invece aperta una riflessione dopo gli ultimi intoppi».
Biasotti. «È quasi ultimato il porto turistico di Imperia, è operativa la Marina di Genova Aeroporto, in costruzione il porto di Ospedaletti Baia Verde, approvato il progetto per il porticciolo di Ventimiglia: tutte iniziative della mia giunta tra il 2000 e il 2005. Per il resto, tra Verdi, “integralisti dell’ambiente” e vetero-comunisti, ogni nuovo piano è rimasto nel cassetto».

Ucina ha un ruolo determinante. Quali possibilità di un accordo sinergico con Confindustria Nautica?

Burlando. «Mi pare che i rapporti fra la politica e Ucina siano sempre stati positivi e franchi. Al Salone di Genova ho spesso ripetuto un concetto: dovevamo superare un gap negativo, e siamo riusciti a farlo. Adesso occorre puntare alla qualità e alla tutela dell’ambiente. Sì a nuovi attracchi per il diporto, senza cementificare le coste. In questo senso va incoraggiata la nautica minore, che è anche la più colpita dalla crisi internazionale».
Biasotti. «Ucina ha sempre lavorato molto bene con il governo. Ha sede a Genova, il suo presidente Albertoni è ligure: di ciò siamo molto contenti, ma spesso da alcune istituzioni locali, compresa la Fiera di Genova, Ucina viene riconosciuta solo come l’organizzatore del Salone Nautico, evento di per sé importante, ma che non rappresenta il valore reale di Ucina. Il mio impegno sarà di migliorare sempre più i rapporti, non solo in funzione del Salone Nautico, ma anche per il supporto al mondo della nautica che è fatto di imprese, cantieri, artigiani e porticcioli in cui la Liguria è l’eccellenza nazionale».

Un progetto concreto nel vostro programma?

Burlando. «L’ho già detto: l’offerta non può più avvenire a scapito di un ambiente naturale che è la nostra maggiore attrattiva. Tuteleremo le attività cantieristiche, penso per esempio alle riparazioni navali nel porto di Genova che si rivolgono a questo mercato, e poi svilupparne altre: ci sono opportunità importanti a La Spezia, nelle aree della Marina Militare, che devono essere recuperate alla città. Vanno perciò utilizzate al meglio anche per il diporto le strutture già esistenti».
Biasotti. «Bisogna realizzare porti turistici e approdi minori tutelando l’ambiente. E verificare quali aree dismesse potrebbero diventare vere e proprie strutture diportistiche. Rafforzare la capacità produttiva specie per le imbarcazioni minori affiancando a questo progetto iniziative di promozione intelligente, come la possibilità di far visitare ai diportisti le nostre città e il nostro entroterra».