In Liguria soffia il vento del Nord: alla Lega un senatore

Nella sede di via Macaggi festa fino a notte per festeggiare il 6,9%

Sul tavolo ci sono già salatini e bibite (ma non bottiglie di vino o spumante) che si confondono tra i manifesti «padani» e le stampate dei dati aggiornati dal sito internet del Ministero dell’Interno. Tra le scrivanie è un andirivieni frenetico per capire come vanno le votazioni in Liguria, comprendere se i sondaggi della vigilia potevano essere reali. Nei corridoi c’è chi passeggia nervosamente perché la posta in palio è alta e alla vigilia nessuno, proprio nessuno, ci avrebbe potuto credere.
Tutto questo è la sede genovese della Lega Nord. L’odore del sigaro di Francesco Bruzzone lo senti sin dal pianerottolo, ancora prima di varcare l’ingresso. La voce di Edoardo Rixi che commenta i risultati riecheggia già sull’uscio, il più tranquillo è Bruno Ferraccioli che seduto alla sua scrivania aggiorna continuamente i dati ufficiali del ministero e cerca di far stare calmi i colleghi che si agitano per la sede.
Il più «scalmanato», in linea con quello che è sempre stato il suo modo di fare politica è Bruno Ravera che, in virtù dei voti ottenuti al Senato potrebbe essere eletto, grazie alla decisione di Roberto Castelli di passare in Lombardia. I dati «ballano» nel testa a testa più avvincente di queste elezioni. Quando in tutta Italia le proiezioni e i dati reali si incontrano, qui da noi si smentiscono tra loro. All’inizio sembrava non esserci speranza per il premio di maggioranza al tandem Popolo della libertà e Lega Nord. Tutti rassegnati a perdere e ad avere «romani» solo tra i deputati.
Ma alle 18 cambiano gli scenari, Pdl e Lega nei dati reali superano Pd e Idv: «Sono dati parziali non è il caso di farci affidamento - ammonisce il saggio Ferracioli dalla scrivania-, non ditelo a Bruno che poi si illude e ci rimane male», con riferimento a Ravera possibile interessato all’elezione. Ma non c’è verso, l’entusiasmo è tanto e c’è chi fa la spia, «Bruno vai in Senato». Gli occhi del 79enne padre fondatore della Lega Nord, si illuminano e mentre i cronisti si avvicinano parla già da senatore, «torno a Roma per lavorare per il territorio come ho sempre fatto» attacca Ravera, «la gente ha premiato la nostra preoccupazione per le tematiche del territorio».
Bruzzone si avvicina a Ravera: «Bruno cuciti la bocca che non è ancora fatta». Parole provvidenziali visto che mentre il candidato parla i dati cambiano e Veltroni passa in testa: 43,6 a 43,5. Addio seggio. Quindi, alle 19.55 il risultato si rovescia nuovamente, 44,1 a 43. Si attende fino all’ultima sezione con Ravera chiuso in uno studio. A risultato archiviato Bruzzone, Rixi e Ferraccioli comunicano a Ravera il risultato, dal volto del «vecchio» Bruno scende una lacrima di commozione mentre la gente lo abbraccia, al grido di «Ravera senatore» spuntano le bottiglie di spumante e comincia la festa.
La Lega festeggia un voto storico, dopo le affermazioni del 1994 (11,3%) e 1996 (10,2%), questo 6,9% raggiunto a Camera e Senato è il risultato migliore di sempre: «Non è stato un voto di protesta ma di proposta- commenta Ferracioli-, la Liguria chiede più sicurezza».