La Liguria è una terra di terremoti ma non costruisce case antisismiche

Una mostra al Museo di Storia Naturale racconta la storia geologica del pianeta con un occhio di riguardo alla nostra regione

Terribili, maestosi, persino sublimi. Stiamo parlando dei terremoti. Sì, è vero, quando si nomina il «sublime» - concetto un po' desueto per una società che forse ama più il piacere del bello - di solito il pensare comune va sul piano del sentimento (un'emozione sublime) o dello stupore (un tramonto, un quadro sublime). Eppure anche un terremoto, nella sua grandiosità e nel suo sconvolgere la terra senza che l'uomo nulla possa, ha qualcosa di sublime. Almeno, per la scuola di tradizione kantiana è sicuramente così.
Ma non si vuole ora fare filosofia, ma scienza, e dunque presentare una mostra affiancata da un ciclo di conferenze, proprio sui terremoti, presso il Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria in Viale Brigata Liguria a Genova. Promotore dell'iniziativa è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova.
Il titolo della mostra è di quelli che un po' vogliono porre l'accento sulla sfida della natura all'uomo: «Terremoti: conoscerli per difendersi». Fino al 27 Maggio i visitatori potranno trovare risposta a tanti quesiti sul nostro pianeta, sui suoi processi geodinamici, ossia sui processi riguardanti i moti che avvengono all'interno della terra responsabili, appunto, dei terremoti e anche delle esplosioni vulcaniche; e, ancora, informarsi adeguatamente sui metodi moderni utilizzati dai sismologi, gli «addetti ai lavori» del settore, per prevedere un terremoto e poterlo fronteggiare il più adeguatamente possibile (ed è qui che interviene il contributo dei Vigili del Fuoco). Un'attenzione particolare è rivolta alla Liguria: a ciò che è accaduto e a quel che potrebbe verificarsi.
C'è da osservare che, troppe volte, i «media» e la stampa danno un risalto solo folkloristico o allarmistico ai terremoti. Facilmente, poi, a cose avvenute, si è pronti a puntare il dito: nessuno ne aveva parlato adeguatamente... Ma di certo non è il caso di questa mostra. Che dedica anche una buona parte dei suoi spazi al fare memoria di ciò che è stato, soprattutto in Liguria, perché - per tornare al tema della «sfida» - tante volte è dallo studio degli eventi passati che si riesce a prevedere il futuro, historia magistra vitae. Eppure non sempre avviene così. Come ha puntualmente illustrato il dottor Stefano Solarino nella prima conferenza che ha dato al via alla parte «più viva» di questo evento: gli incontri del pubblico con gli «esperti».
Apriamo una parentesi per riportare, a questo proposito, i prossimi appuntamenti: tutti di giovedì, ore 17, su temi che toccheranno un po' tutte le problematiche dei terremoti: dalle eruzioni dell'Etna (giovedì 29 con Marco Neri e video proiezione di un documentario), ai piani di evacuazione in caso di reale emergenza (5 aprile con Luciano D'Amato), da un viaggio nei luoghi della memoria, le città fantasma della Sicilia (Raffaele Azzaro, 3 Maggio) alla storia e al folklore che ruota intorno ai terremoti (Andrea Tertulliani, 15 Maggio), e infine, uno sguardo ai maremoti: cosa sono e come difendersi (22 maggio a cura di Alessandra Maramai).
Ma tornando alla conferenza inaugurale, dal titolo: «Terremoti e maremoti in Liguria a 120 anni dal terremoto del 23 febbraio 1887», Stefano Solarino, Primo ricercatore presso l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma distaccato a Genova, ha ben illustrato quali siano in Liguria le due aree più a rischio - storicamente e per quella che è la conformazione del territorio e del suolo - l'estremo levante (zona della Garfagnana e Lunigiana) e l'estremo ponente (zona dell'imperiese), per quanto non manchi una viva attività di maremoti in tutto il Mar Ligure anche se, fino ad oggi, non si sono mai verificati eventi di straordinaria intensità.
D'intensità catastrofica si trattò invece del terremoto del 1887, quello, per intenderci, distrusse Baiardo, Diano Marina, Diano Castello e la già precedentemente colpita Bussana, facendo più di 640 vittime. La sua magnitudine (la magnitudo è la quantità scientificamente calcolata che permette la classificazione rigorosa i terremoti, per quanto la gente preferisca sempre utilizzare la scala empirica di Mercalli!) rientra tra quelle dei 10 eventi più rilevanti nella storia degli ultimi 1000 anni in Italia. Bussana è stata abbandonata e ricostruita ex novo, lasciando così una «Bussana vecchia» luogo di suggestioni e di incontro con gli «artisti» (abusivi) tutt'oggi abbastanza noto. E d'intensità catastrofica potrà nuovamente trattarsi se, come è probabile che sia, un nuovo terremoto, di magnitudo confrontabile con quella del 1887, si scatenerà nei prossimi anni. Stabilire quando è pressoché impossibile, ma ipotizzare che ci potrà essere è quasi d'obbligo. Sarà nuovamente catastrofe perché si continua a farsi beffa delle leggi, in particolare di quella uscita a seguito del grande terremoto del Molise del 2002: palazzi non a norma anti-sisma, ma con progetti antecedenti alla data della Legge, vengono tranquillamente approvati, come se il terremoto fosse in grado di selezionare gli edifici pre e post legge! Non solo: si sta procedendo con una ingente spesa al restauro fedele della chiesa in gran parte crollata di Bussana vecchia, senza che tra i firmatari del progetto compaia un solo ingegnere che abbia assicurato l'antisismicità dell'opera. Queste sono le sfide che l'uomo vede e non raccoglie, ma in cui, anzi, pare si faccia proprio a gara a chi fa del suo peggio! D'altra parte la stessa regione Liguria - sottolinea il dott. Solarino - non mette tra le sue priorità ambientali i terremoti, disinteressandosi in gran parte della loro problematicità. Un vero peccato di cui, speriamo un giorno, non si debbano pagare le conseguenze.
E allora, per concludere, vogliamo tornare al pensiero filosofico da cui eravamo partiti - e si sa, le domande prime ed ultime della scienza sono proprio domande che sconfinano nella filosofia se non anche nella teologia - Kant aggiunge di fronte a quei terremoti così grandi e terribili, così infinitamente potenti, così sublimi: l'uomo si scopre piccolo e schiacciato, ma si scopre anche superiore a se stesso, perché ha in sé stesso il «sublime», cioè con la ragione egli è in grado di elevarsi anche sopra ciò che dapprima lo atterra.
Pensieri forse «vecchi» e «scolastici» ma pensieri che sanno rilanciare ancora oggi una sfida sempre nuova e mai esaurita per l'uomo: quella del vivere senza lasciarsi vivere, quella, cioè, d'essere non soltanto spettatori ma anche protagonisti della vita. Della propria vita.