La Liguria toglie le stellette per farsi bella

Caserme che diventano scuole, forti che diventano chissà cosa. È il frutto dell’accordo firmato ieri in regione che prevede la «valorizzazione» di 35 vecchie strutture militari. Edifici e manufatti che oggi non servono più per la difesa del territorio né per addestrare nuove reclute. E che il Demanio militare è pronto a «cedere» per realizzare qualcosa di più utile. Non necessariamente alla collettività, nel senso che a seconda di quelli che saranno i vari indirizzi dati dati Comuni, le vecchie caserme potrebbero essere trasformate in scuole o in ospedali, ma anche in seconde case, residence e alberghi.
L’accordo è stato firmato ieri, ma ovviamente di progetti non si è parlato. Ora dovrà essere individuata una società che coordini i progetti, anzi, che dopo essere stata scelta, avrà sei mesi di tempo per presentare i progetti, che dovranno però fare i conti con la volontà degli enti locali, e possibilmente trovare una soluzione che vada bene a tutti. Trentacinque casi, uno diverso dall’altro, che riguardano 17 Comuni liguri. Ma che potrebbero anche diventare di più se nel frattempo venissero indicate altre vecchie strutture militari da sdemanializzare. In questo senso anche La Spezia ha già fatto sapere di essere interessata a «conquistare» un pezzo dell’Arsenale ormai inutilizzato, per il quale però bisogna ancora sentire il parere della Marina.
«Si tratta di un’occasione da non perdere - ha sottolineato ieri il presidente della Regione Claudio Burlando -. Perché in un territorio con così poche aree utilizzabili, possiamo creare strutture importanti senza gettare nuovo cemento, ma usando aree già edificate. Siamo la prima Regione con la Toscana, ad attivare questo processo. E vogliamo fare un percorso unitario perché altrimenti ogni singolo Comune o privato interessato avrebbe dovuto contrattare singolarmente con il Demanio militare. In questo modo contiamo di avere un risultato d’insieme più soddisfacente». Anche se, appare molto chiaro, l’ultima parola spetta quasi certamente ai Comuni che dovranno inserire nei loro piani regolatori le nuove destinazioni d’uso delle strutture. E le trattative (anche per acquistare i beni dal Demanio) sono tutt’altro che facili, soprattutto per zone dove le caserme o i fortini sorgono a un passo dal mare, con tanto di spiaggia privata.