LA LIGURIA DI TUTTI ( GLI ESATTORI)

Ridley Scott, quando ha girato Blade Runner, non aveva presente il consiglio regionale della Liguria. Altrimenti, la sua frase storica («Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare...navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi Beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...»), sarebbe stata certamente aggiornata.
Fra le cose che il replicante del film avrebbe potuto citare fra quelle «che voi umani non potreste immaginare» c’è il comportamento della maggioranza unionista che governa la Regione e quello del presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti in particolare.
Ad andare perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia, sono i soldi di tutti noi, tartassati da una manovra fatta solo di tasse, cosa che la giunta Biasotti si era sempre ben guardata dal fare.
E il malinconico e struggente addio del protagonista di Blade Runner, va sostituito. Il drammatico «È tempo di morire...», lascia spazio a un più incruento, ma egualmente terrorizzante «È tempo di pagare...».
Certo, Claudio Burlando non ha il fascino di Harrison Ford, che di quel film era lo straordinario interprete. E’, come dire, un po’ più bruttino del replicante protagonista della storia di Ridley Scott. Ma, comunque, il clima notturno, cupo, plumbeo, che è sceso sulla Regione da quando la guida il centrosinistra rende il parallelo fra l’atmosfera della Sala Verde e quella del film non troppo azzardato.
Anche oggi la nostra Paola Setti - che si è presentata in redazione con occhiaie che toccano terra, reduce da tre giorni e tre notti passati in consiglio regionale - riesce a confezionarvi un piattino in esclusiva: le date che testimoniano come la maggioranza di centrosinistra si sia presa gioco dell’opposizione e dei liguri, visto che pensava fin dall’inizio di chiedere la fiducia sulla manovra fiscale. Leggere per credere.
E allora, cosa resta delle notti dell’ostruzionismo? Resta la prova di forza della maggioranza per mettere le sue adorate tasse, che si dimostra sempre più una prova di debolezza. Una coalizione che vanta una maggioranza schiacciante in termini di consiglieri è stata comunque tenuta in scacco per tre giorni da un pugno di arditi, che l’hanno costretta ad agire ai limiti del regolamento. E, forse, anche un filo oltre. Restano le lacrime di Gino Garibaldi, consigliere azzurro che si chiedeva: «E ora cosa racconterò ai miei figli?»; restano il supporto agli oratori del biasottiano Franco Rocca e la maratona oratoria del suo compagno Matteo Marcenaro; resta la regia degli interventi gestita molto bene dall’altro arancione Gianni Macchiavello; resta la testardaggine concreta e positiva nel fare ostruzionismo con i fatti e i numeri dell’azzurro Matteo Rosso; restano due ottimi capigruppo di An e Forza Italia come Gianni Plinio e Gino Morgillo, che sono riusciti a dimostrare che l’opposizione esiste. Non resta l’Udc: i tredici minuti di intervento di Fabio Broglia sono sconfortanti. Il fatto che abbia ricevuto l’apprezzamento di Burlando, di più.
E a sinistra cosa resta? La correttezza istituzionale del margheritista Rosario Monteleone, l’unico ad aver davvero teso la mano al centrodestra in questi giorni. E, soprattutto, resta un G.B. Pittaluga sempre più superstar. Non si è perso un minuto di intervento ed è stato cortese e istituzionalmente perfetto con tutti. Se solo non gli piacessero così tanto le tasse, sarebbe pronto al ritorno a Casa. Fra i moderati e i liberali.