IL LIMBO DEI MODERATI

Sicuro di vincere. Il ragionamento di Berlusconi non fa una grinza. Ma una grinza c’è, come vedremo. Il ragionamento svolto ieri dal premier è quello che anche noi abbiamo ripetuto spesso: gli italiani non hanno mai concesso la maggioranza elettorale alla coalizione guidata dal Pci e dai suoi successori: neppure nel 1996 quando l’Ulivo vinse i seggi in Parlamento, ma perse il voto popolare. Se accadesse il 9 aprile prossimo sarebbe un fatto epocale, oltre che tragico. E Berlusconi è in campo proprio per evitare un tale evento e lo fa puntando tutto sul popolo dei moderati. Finché è esistita una destra nostalgica, parlare dei moderati significava riferirsi alla parte non cattocomunista della Dc e ai partiti centristi. Oggi non esiste più una destra radicale, ma esiste e fa molto chiasso una estrema sinistra squadrista nemica dell’Occidente. Il centro moderato dunque si è espanso e in larga parte è concentrato in Forza Italia, come casa comune di chi chiede democrazia liberale e progresso senza ideologismi. E ieri Berlusconi ha giocato a tutto campo proprio nell’area moderata, riuscendo persino a far sognare Marco Pannella con l’impegno per una amnistia, e ciò ha irritato le sinistre. Dunque, a parole si dovrebbe dire che i moderati della coalizione berlusconiana possono vincere anche il 9 aprile del 2006. Ma tra la teoria e la pratica c’è un fossato da riempire: se è vero infatti che le sinistre hanno un numero di voti costante, quello dei moderati è incostante e fa su e giù perché i moderati, essendo gente libera e umorale, si irritano e non votano preferendo talvolta darsi una martellata sulle dita pur di protestare. Di qui il problema: se è vero che le sinistre non pescano voti fra i moderati a causa della invincibile avversione degli italiani per i comunisti comunque ribattezzati, il vero problema è quello di convincere gli elettori che hanno già votato Cdl nel 2001, a farlo di nuovo: impresa alla quale ieri il premier ha dedicato molta attenzione sottolineando la necessità di convincere gli indecisi. Ciò che finora ha reso indecisi gli indecisi è stata tuttavia l’indecisione di alcune forze nella coalizione che hanno sbriciolato l’azione riformatrice che liberali e riformatori attendevano come la terra promessa. Purtroppo, la terra promessa liberale, invece di condurre a giardini e fontane, ha scoperto molte dune e troppi serpenti alcuni dei quali a sonagli. E tuttavia la marcia verso l’Eden di una democrazia funzionante e di una economia liberata da parassitismo e monopoli è andata avanti lo stesso scontrandosi con arresto e ripresa dell’economia Usa, la recessione europea, il terrorismo, due guerre, l’aggressività dell’economia schiavista cinese, la crisi di un’industria arrugginita. Il rischio è dunque questo: che una parte dei moderati resti nel limbo dell’astensione senza considerare che tale astensione porterebbe al potere la tassa patrimoniale di Bertinotti e la propaganda armata dei no global che spaccano il naso in treno ai deputati che non gradiscono, e che tutte le riforme iniziate sarebbero distrutte. La scommessa del 9 aprile è questa e Berlusconi ha mostrato di esserne ben consapevole: ieri ha dato prova di un adeguamento comunicativo efficace che ha allarmato gli avversari. Ma il lavoro sugli elettori sarà lungo e richiederà argomenti forti, che non mancano.