«Limiti perfino sulla medicina specialistica»

Antonella Aldrighetti

La rivincita dei camici bianchi, dinanzi al «cambio di marcia» dell’assessorato alla Sanità sui limiti imposti «al ribasso» alla discrezionalità del medico di famiglia di prescrivere farmaci adeguati alle necessità degli assistiti, non si fa attendere. «Dopo l’indice di appropriatezza sulle prescrizioni diamo due mesi di tempo all’assessore Augusto Battaglia per fornire al servizio sanitario quei farmaci a rimessa diretta o acquistati per conto regionale. Se si parla di monitorare la spesa sanitaria questa è la priorità». Un aut-aut, pronunciato da Pier Luigi Bartoletti segretario della Fimmg regionale (il sindacato più rappresentativo dei medici di medicina generale) che segna il countdown dell’altra promessa fatta ai cittadini del Lazio. Ossia che, dopo l’abolizione dei ticket, arriveranno anche i farmaci acquistati direttamente dalla Regione, quindi a minor costo e maggior controllo. C’era da aspettarselo che almeno le rappresentanze sindacali della medicina generale avessero risposto con prontezza al tetto massimo di 15 euro sulle prescrizioni sanitarie «visto che - parole di Bartoletti - le e-mail inviate al sindacato dai medici di famiglia sono innumerevoli e tutte con lamentele sul tetto di spesa». Quel «tetto» inteso come se la medicina di base fosse lo «sfogatoio di tutti gli sperperi» alla Fimmg proprio non va giù. Almeno per come è stato propinato l’indice di appropriatezza e il relativo budget mensile imposto agli assistiti. E l’«offensiva» dei camici bianchi cerca di sferrare un attacco che va a colpire oltre alla medicina specialistica, con la proposta di «imporre» il tetto pure alle prescrizioni dei colleghi ospedalieri e universitari, anche la mancata «buona progettazione e programmazione sanitaria sul sistema ambulatoriale e sul sistema ospedale che non può essere liquidata con un lavoro di qualche mese». Un cahier de doléances che parte dai buoni propositi pre-elettorali dell’allora candidato Piero Marrazzo e che arriva alla necessità di attivare, ora che è governatore della regione, «un sistema territorio adeguato alle esigenze dei cittadini». Propositi possibili? «Se andiamo ad analizzare i curricula dei direttori generali delle Asl nominati dalla giunta Marrazzo ci rendiamo conto che nessuno ha cognizione di cosa sia la medicina del territorio e quindi di come concretizzarla, invece - puntualizza Bartoletti - bisogna costruire un’alternativa all’ospedale altrimenti il sistema-Lazio naufraga. E proprio a partire dagli ospedali bisogna monitorare la spesa sanitaria vincolando agli indici di appropriatezza pure i colleghi di medicina specialistica». Ma la «ricetta» dei camici bianchi va oltre. «Bisogna rivedere i parametri che regolano l’intramoenia e agganciarli con i tempi della sanità pubblica e farlo al più presto: al massimo entro due anni. Non si possono offrire prestazioni a pagamento con un tempo di attesa di una settimana mentre, se ci si va a visitare in ospedale, ci vogliono due mesi. È necessario che - puntualizza il sindacalista - l’assessorato alla Sanità riveda anche tutto sistema-ospedale e quindi le prescrizioni ospedaliere più esose».