L'impedimento della Corte

Berlusconi non si ac­contenta della fidu­cia, numericamente minima ma politica­mente enorme, ottenuta in Parlamento e va oltre. Non è tempo di pareggi, la partita per la governabilità del Paese va vinta. Ma ci sono due osta­coli. Il primo è la sentenza che l'11 gennaio la Corte co­stituzionale dovrà emettere per confermare o abolire la legge sul legitti­mo impedimen­to (il piccolo scu­do che permette al premier di sot­trarsi tempora­neament­e all'ac­canimento giudi­ziario). Il secon­do è capire se e quanti deputati moderati oggi all'opposizione sono disposti a passare con la maggioranza rendendo di fat­to possibile la prosecuzione della legislatura. Le due cose sono strettamente legate. È probabile infatti che Casini, gli uomini del Fli delusi da Fi­ni e altri aspettino proprio il verdetto per dichiarare le pro­prie intenzioni. Se i giudici della Consulta ridaranno Ber­lusconi in pasto ai magistrati staranno al loro posto e ri­prenderà con vigore il tentati­vo di fare cadere il governo, viceversa saranno possibili nuovi accordi politici. Per sot­trarsi da questa possibile alle­anza giudici-opposizione (la Corte è formata a maggioran­za da toghe di sinistra) Berlu­sconi ieri lo ha detto chiara­mente: se cade il legittimo im­pedimento, si va subito a vo­tare. Solo qualche stolto in mala­fede può vedere in questo una interferenza nelle libere decisioni della Corte costitu­zionale. Per più motivi. Pri­mo: l'Italia è l'unico Paese che permette alla magistratu­ra di scorrazzare in lungo e in largo dentro la politica senza alcun filtro o precauzione. Se­condo: l'accanimento giudi­ziario contro il premier è co­sa evidente e provata. Terzo: la maggioranza degli elettori, di deputati e sena­tori ha ribadito più volte, confer­mando la fiducia nell'urna e votan­do leggi, di voler dare uno scudo alle alte cariche dello Stato. Quar­to: i processi che si riaprirebbero a carico di Berlu­sconi sono fon­dati solo su teore­mi ( in un caso pu­re su un falso). La legge in questione ha tut­te le carte in regola, compre­sa la firma del capo dello Sta­to. Tentare di abolirla con ca­villi e alchimie giuridiche di pura accademia vorrebbe di­re­non rispettare non solo co­dici e buonsenso, ma tradire la libera volontà del potere le­gislativo. Se qualcuno vorrà farlo dovrà prendersene tut­ta la responsabilità, compre­sa quella di mettere ulterior­mente a rischio la stabilità del Paese in un momento co­sì delicato dell'economia. Ps: a tutti i lettori i più since­ri e affettuosi auguri di Buon Natale e un grande grazie. Co­me tutti i giornali, torniamo in edicola lunedì 27 dicem­bre.