L'imperatore dei mappamondi che disegna il mondo che vuoi

"I Paesi arabi cancellano Israele, la Russia pretende la Crimea. E noi cambiamo il globo"

Avete un mappamondo sul tavolo? Quasi certamente è uscito da questi due capannoni incassati nella valle dell'Entella che sovrasta Chiavari e il golfo di Rapallo. Ma in mezzo mondo potrebbero dire altrettanto: la Tecnodidattica di San Colombano Certenoli è leader mondiale in questo mercato a metà tra il mezzo di istruzione e il complemento d'arredo. La produzione, tutta rigorosamente made in Italy, finisce per l'80 per cento all'estero. Oltre un milione di mappamondi ogni anno in quasi 40 lingue e altrettante tipologie: grandi e piccoli, fisici e politici, per le scuole e di design, da terra o da tavolo, in stile antico o moderno, con supporti in legno metallo o plastica, colorati, bicromatici, illuminati. Ce n'è per tutti i gusti, per tutti gli usi, per tutte le tasche e anche per tutte le latitudini. Perché dietro un mappamondo si apre davvero un mondo. E il mondo gira, cambia, si evolve e soprattutto non è uguale dappertutto.

Sorride Riccardo Donati, che con il fratello Marco manda avanti questa azienda familiare giunta alla terza generazione: l'aggiornamento e la precisione sono uno degli assi che tengono nella manica. I mappamondi per i Paesi arabi, per esempio, non indicano Israele: la sua esistenza non è riconosciuta, dunque sulle cartine appare soltanto la Palestina. E quelli da spedire in Russia devono evidenziare i diritti accampati da Mosca sulla Crimea. I cileni vogliono annettersi una grossa fetta di Antartide mentre l'Argentina ha le sue esigenze sulle isole Falkland, o meglio Malvinas. I turchi sono gli unici interessati a mostrare che Cipro è divisa a metà, con la parte a nord controllata da Ankara. Il Marocco pretende una fetta di Sahara che non gli spetterebbe. Guai a confondere la produzione per l'India con quella per il Pakistan: i due si contendono i confini del Kashmir. E il califfato dell'Isis? Donati è salomonico: «Non è riconosciuto da nessun governo. Per noi non esiste».

Anche il mappamondo è bello perché è vario. Una delle chiavi del successo di Tecnodidattica è l'accordo con il National Geographic, una licenza esclusiva per l'Europa e il Sudamerica. «Il NG prepara le mappe di base spiega Donati - che noi sviluppiamo per i globi. Sono attentissimi a ciò che succede nel mondo e registrano ogni situazione di crisi. Noi dobbiamo rispettare le esigenze dei committenti». Perciò il mondo non è uguale in tutto il mondo. «La cartografia si chiama politica perché comanda la politica»: la logica di Donati non sgarra. «Certe commesse che riceviamo dall'estero chiarisce - devono passare i controlli delle rispettive autorità militari: i Paesi che non hanno reciproche relazioni diplomatiche non potranno vedersi su una mappa. In altri casi rileviamo la crisi senza spostare i confini, che è poi il modo più giusto per rappresentare la realtà. L'Europa per esempio non riconosce l'annessione della Crimea alla Russia. Così sui nostri mappamondi segnaliamo che su quei territori esiste una contesa». Agli aggiornamenti provvede il National Geographic.

Il mondo è in movimento. Le maestranze liguri e toscane (Tecnodidattica ha un secondo centro produttivo a Impruneta) elaborano le mappe al computer per trasformare la proiezione geografica da piana a sferica, le stampano in piano sulle due facce (all'esterno i rilievi geopolitici, all'interno i colori degli Stati che appaiono quando s'accende la luce), con un procedimento termico fissano le sottili pellicole plastiche su due emisferi destinati a incastrarsi e infine montano il globo sui supporti e lo dotano della lampadina. Gli scaffali dei capannoni traboccano di mappe in decine e decine di lingue.

«Quando mio nonno iniziò, nel 1949, la lavorazione era completamente diversa racconta Donati -. Le mappe venivano disegnate, stampate su carta e incollate a spicchi sui globi. La plastica e le rilevazioni satellitari hanno cambiato tutto. Più velocità, più precisione, minori costi». La Tecnodidattica era partita in una bottega di via Stendhal a Milano con la fabbricazione di cartoleria: «Dagli articoli per la scuola ci siamo specializzati nei mappamondi. Mio nonno era di Montepulciano, venne a Milano per studiare, ma preferiva il clima della Liguria e ci trasferimmo in Val Fontanabuona nel 1974. Qui sono venuti rappresentanti dei governi di tutto il mondo per pattuire che cosa vendere nei loro Paesi. Non pensavamo che l'Italia sarebbe rimasta così indietro. I trasporti sono difficoltosi, le linee dati inadeguate. Due anni fa una delle alluvioni ha portato via il ponte che ci collega alla costa: per sei mesi abbiamo dovuto scavalcare le montagne sulle strette stradine della Liguria per prendere l'autostrada. Un problema enorme per chi deve mandare all'estero l'80 per cento di quanto realizza».

Tecnodidattica produce tutto in Italia con una sessantina di dipendenti che salgono fino a 80-90 a seconda degli ordini, e ha filiali commerciali in Francia, Spagna, Germania e Brasile. Oggi l'azienda, messo a punto il know how produttivo, cura moltissimo il design e il marketing. Ha un solo vero concorrente al mondo, la Repglobe di Chicago. «Il mappamondo resta un prodotto soprattutto didattico nelle aree in via di sviluppo: vari governi, come Brasile, Turchia o Tanzania, ci hanno chiesto forniture per le scuole. Altrove è più un elemento decorativo, un complemento d'arredo, un regalo di Natale». Linee minimaliste, colori tenui o a contrasto, metalli cromati o spazzolati: dalla collaborazione con un team di designer danesi nascono progetti sempre nuovi.

Il canale di vendita principale è la grande distribuzione anche se nel Nord Europa resistono le librerie. «Le mappe di internet? Non ci fanno grande concorrenza chiarisce Donati - perché la forza del mappamondo è la sua fisicità, l'atmosfera che crea. I veri problemi arrivano dalle copie cinesi. Noi qui abbiamo una produzione di eccellenza, controllatissima, attenta all'ambiente, con plastiche e inchiostri atossici e parti elettriche a norma nel rispetto degli standard internazionali. Da Oriente invece arriva di tutto. Senza pensare che i primi a usare i mappamondi sono i bambini».