L'impresa medica e il "rischio" di sperimentare

Senza voler sembrare cinici, bisogna essere consapevoli che se oggigiorno si eseguono nel mondo con successo 6000 cardiotrapianti l'anno, ciò si è reso possibile perché nel 1905 fu per la prima volta trapiantato il cuore di un cane su un altro cane. È stato necessario attendere oltre mezzo secolo di sperimentazioni, e precisamente il 1967, prima che Christiaan Barnard eseguisse il primo cardiotrapianto su un uomo: il punto è che c'è sempre una prima volta!

Con i farmaci è lo stesso. Probabilmente non sbaglieremmo a sostenere che la più grande invenzione della medicina non sono stati né gli antibiotici né i vaccini, ma il metodo in «doppio cieco». Esso consiste nello sperimentare su due campioni di pazienti un farmaco nuovo al primo campione e un placebo all'altro campione. Né i pazienti né chi confronta l'efficacia del farmaco col placebo sa chi riceve l'uno o l'altro (per questo il metodo è detto in «doppio cieco»). Sarà l'analisi statistica dei risultati a dare una misura della bontà o meno del farmaco stesso.

Appare evidente che la sperimentazione clinica è una pratica indispensabile: è l'unico modo scientificamente corretto per colmare le nostre lacune. Siccome essa solleva anche alcune questioni etiche - tanto per fare un esempio tra i molti: chi riceve il farmaco e chi il placebo? - è anche necessario che la sperimentazione si adegui a protocolli codificati. A illuminarci sui benefìci della sperimentazione e sulle regole tecniche, scientifiche ed etiche che la governano è il libro, pubblicato dall'editore Edra, Farmaci sicuri. La sperimentazione come cura di Silvio Garattini e Vittorio Bertelè, entrambi farmacologi dell'Istituto Mario Negri (di cui Garattini è anche fondatore).

Gli autori accompagnano in modo piacevole e avvincente il lettore lungo la strada per comprendere le implicazioni della sperimentazione clinica, i diritti e i doveri di cittadini e aziende farmaceutiche e, avvalendosi di numerosi esempi, chiariscono perché la sperimentazione è non soltanto necessaria, ma auspicabile. Questo libro è quanto mai benvenuto in un Paese dove, purtroppo non di rado, la scienza viene riscritta prima nelle aule del Parlamento e poi in quelle dei tribunali. Come alcuni casi di cronaca ci hanno purtroppo insegnato.