Linate, dopo la sentenza l’urlo del superstite «Questa non è giustizia»

I familiari dei passeggeri morti: «In udienza solo noia e disinteresse». La rabbia di una vedova: «Allora la colpa fu di mio marito che prese quel volo»

Ha un presentimento Paolo Pettinaroli, mentre cammina su e giù per i corridoi del Tribunale in attesa della sentenza: «Sono molto preoccupato. Ho paura che salti fuori qualche pasticcio». Ancora pochi minuti, poi esce il presidente della Corte Renato Caccamo con il dispositivo: pene ridotte per alcuni imputati, due dei quali in particolare, condannati in primo grado, sono mandati assolti. Il primo a insorgere è l’unico superstite della strage, Pasquale Padovano: usa parole molto dure nei confronti dei giudici. Viene portato via a fatica dall’aula. Poi gli altri, tutti esterrefatti, avviliti, offesi: «Mi vergogno di essere italiana» mastica amaro Adele Scarani. «Sono distrutto, non ho parole» mormora con un filo di voce Paolo Pettinaroli.
Non ci vuole molto del resto per immaginare la reazione di chi ha perso un figlio, un genitore, un coniuge. E non per un evento imponderabile, ma per uno scontro tra due aerei, governati come due auto in parcheggio da un posteggiatore ubriaco. Un errore che ha causato 118 morti tra passeggeri, equipaggi e dipendenti del deposito bagagli su cui finì la sua corsa uno dei due aerei.
Si salvò solo Padovano, uno degli addetti al deposito, anche se orribilmente sfigurato dalle fiamme. Alla lettura del dispositivo non riesce a trattenersi: «Sta dando i numeri, dottore - urla rivolto a Caccamo -. Ecco la legge italiana qual è. Io ho fatto 45 interventi chirurgici e lei li assolve». Viene bloccato da Pettinaroli e trascinato fuori a forza. In corridoio scoppia in lacrime: «Si deve vergognare di essere italiano».
Pettinaroli, che presiede il comitato dei familiari delle vittime, cerca di calmarlo. Lui, che nella tragedia ha perso un figlio, Lorenzo di 28 anni. «Me la sentivo - spiega a chi gli chiede di quella sensazione provata prima della sentenza - C’era un atteggiamento dei magistrati, come dire... blando, distratto, stanco, quasi di disinteresse. E poi quella irritualità di lasciare che Fusco (Vincenzo, direttore dello scalo, condannato in primo grado a 8 anni, ndr) sostenesse per un quarto d’ora la sua difesa: l’assoluzione poi mi è sembrata quasi inevitabile. Ma come, l’uomo dell’Enac (Ente nazionale aviazione civile, ndr) che ha il controllo di tutti gli aeroporti, non è responsabile? Non scordiamoci che Fusco è anche quello che l’8 ottobre 2001 mi ha detto “Stiamo estraendo l’estraibile”. Ecco: l’estraibile era mio figlio. E al controllore di volo, Paolo Zacchetti, quello che ha dato il via agli aerei? Pena ridotta da 8 a 3 anni. Guardi non ho parole. Anzi sì, ed è rivolta a voi giornalisti: scrivete che è una vergogna».
Vergogna è la parola più usata da tutti i familiari delle vittime presenti. La ripete più volte anche Adele Scarani, vedova di Maurizio, morto sul volo Sas a 49 anni. «Cosa dirò ora ai miei tre figli? Ma vi rendete conto che giustizia è quella italiana? Wanna Marchi prende 10 anni per truffa e i responsabili di 118 morti condannati a pochi anni o assolti. Guardi, già la sentenza di primo grado mi aveva lasciato l’amaro in bocca, ma l’ho accettata. E ora in appello arrivano due assoluzioni e la riduzione delle pene. E in Cassazione che fanno, gli danno la medaglia? Tutti assolti, nessun colpevole. Non mi resta che andare al cimitero sulla tomba di mio marito e spiegargli che la colpa è stata sua, per aver preso quell’aereo».