Linate, sulla strage arriva il colpo di spugna

La Cassazione conferma condanne e assoluzioni dell’appello. Uno solo, fra i sette imputati, è destinato a finire in carcere: ci resterà appena sei mesi. L’8 ottobre
2001 morirono 118 persone. I parenti delle vittime: "Sentenza
vergognosa"

Milano - Centodiciotto morti: e un solo imputato destinato a finire in galera, a pagare con il carcere l’incredibile catena di sciatterie che trasformò in un inferno l’aeroporto di Linate la mattina del 18 ottobre 2001. Sandro Gualano, ex amministratore delegato dell’Enav, verrà portato in prigione nei prossimi giorni: appena la sentenza emessa ieri dalla Cassazione sarà arrivata a Milano. Ci resterà appena sei mesi, poi anche lui potrà uscire. Per tutti gli altri imputati, il conto finale di quella tragedia è un conto simbolico. Non pagheranno con un solo giorno di carcere anche se tutti loro - ciascuno per la sua piccola, decisiva parte - hanno contribuito a mandare il grande aereo della Sas piena di gente a schiantarsi contro il piccolo Cessna mente decollava dalla pista avvolta nella nebbia.

Alle otto di ieri sera la Quarta sezione penale della Cassazione mette la parola fine al processo per la strage di Linate. Una breve camera di consiglio basta ai giudici per confermare integralmente la sentenza con cui il 7 luglio 2006 la Corte d’appello di Milano aveva smontato il processo di primo grado e l’istruttoria del pubblico ministero Celestina Gravina: assoluzione piena per i due dirigenti dell’Enac, Vincenzo Fusco e Francesco Federico; pena ridotta da otto a tre anni per Paolo Zacchetti, il controllore di volo che lavorava quella mattina in torre di controllo; e blande pene per gli altri imputati. Vengono respinti in pieno i ricorsi che contro la sentenza d’appello avevano presentato non solo le parti civili ma anche la Procura generale di Milano, convinta che una mano così leggera non rendesse giustizia al peggior disastro aereo della storia del nostro paese.

Ad attutire ulteriormente l’impatto della sentenza contribuisce l’indulto approvato dal Parlamento, che garantisce tre anni di sconto a tutti. Ecco come esce, quindi, il conto totale: assoluzione confermata per Fusco e Federico, i due di Enac; per il controllore di volo Zacchetti tre anni di carcere, interamente condonati; tre anni, azzerati dall’indulto, anche per i funzionari della Sea Antonio Cavanna e Giovanni Grecchi; quattro anni e quattro mesi per il dirigente di Enav Fabio Marzocca, ridotti dall’indulto a un anno e quattro mesi da scontare in affidamento ai servizi sociali.

E così, alla fine, resta a pagare solo lui, l’ingegnere Sandro Gualano. In tutti i gradi di giudizio, Gualano ha cercato di sostenere che per lui, seduto al vertice romano dell’Enav, era impossibile occuparsi in concreto di cosa accadeva sulle piste di ogni aeroporto. Ma a segnare irrimediabilmente il suo destino processuale è stata la storia maledetta del radar di terra, quell’attrezzo che a Linate una volta c’era e poi si guastò, e nessuno si preoccupò di rimpiazzare. Sarebbe bastato quel radar a salvare le vite di tutti. Per questo Gualano viene condannato anche dalla Cassazione a sei anni e mezzo. L’indulto gliene toglie tre. Quando avrà scontato sei mesi di carcere, anche Gualano potrà chiedere l’affidamento in prova. «Sentenza vergognosa», dice Paolo Pettinaroli, portavoce dei parenti delle vittime.