L'inchiesta su Fondiaria-Sai

Nel 1989 fu una telefonata dell'ex segretario del Pci Occhetto
a bloccare lo sviluppo dell'area di Castello a Firenze. Dopo quasi 20
anni quei 168 ettari di terreno da edificare fra aeroporto, autostrada
e ferrovia, si trovano al centro di un'inchiesta giudiziaria e di una bufera politica che scuote giunta comunale e Pd

Firenze - Nel 1989 fu una telefonata dell'ex segretario del Pci Achille Occhetto a bloccare lo sviluppo dell'area di Castello a Firenze. Dopo quasi 20 anni quei 168 ettari di terreno da edificare fra aeroporto, autostrada e ferrovia, si trovano al centro di un'inchiesta giudiziaria e di una tormenta politica che scuote giunta comunale e Pd, alle prese anche con le primarie di partito per il candidato sindaco. Sulla carta, il futuro di Castello, con la convenzione nel 2005, tra Palazzo Vecchio e Fondiaria-Sai (gruppo Ligresti), subentrata nella proprietà dell'area, prevede case, negozi, alberghi, scuole, centro direzionale della Regione, uffici della Provincia e un parco pubblico da 80 ettari a spese di Fondiaria-Sai. Operazione da un miliardo di euro. Dall'estate scorsa poi una novità: l'ipotesi di ospitare a Castello, togliendo ettari al parco, il nuovo stadio che vorrebbero i Della Valle per la Fiorentina.

L'inchiesta, condotta da procura e carabinieri del ros di Firenze, parte a inizio 2008. Il via da un'intercettazione telefonica disposta per un'altra indagine: da quella conversazione gli inquirenti cominciano a dubitare dell'assessore all'urbanistica Gianni Biagi per l'affare Castello. Scattano nuove intercettazioni, decine. Il 18 novembre arrivano sette avvisi di garanzia per corruzione, indagati Biagi, il collega di giunta Graziano Cioni, l'assessore 'sceriffo' conosciuto per l'ordinanza lavavetri e anche uno dei quattro candidati alle primarie del Pd, Salvatore Ligresti, il suo rappresentante Fausto Rapisarda, un collaboratore di quest'ultimo e due architetti. Biagi, per l'accusa, avrebbe favorito il gruppo Ligresti in cambio di poter indicare alcuni tecnici e progettisti per l'operazione. Cioni, coinvolto per i suoi rapporti con Rapisarda, avrebbe assicurato appoggio chiedendo in cambio favori e una sponsorizzazione.

Il 26 novembre il gip dispone il sequestro dei terreni. Il giorno dopo sulla stampa compaiono le prime intercettazioni. Biagi si dimette da assessore affermando la correttezza del suo operato. Cioni resta, in giunta e come candidato: "La mia posizione è quella di difendermi e mostrare la mia innocenza" risponde alla richiesta del segretario cittadino del Pd di fare un passo indietro.

Il sindaco Leonardo Domenici chiede alla procura un incontro per spiegare iter e correttezza degli atti di Palazzo Vecchio. I pm lo sentono, come persona informata sui fatti, mercoledì scorso. Lo stesso giorno il sindaco annuncia le prime querele: a Repubblica per il titolo di un articolo sulla questione stadio a Castello e su suoi incontri con Della Valle e Ligresti, e a una consigliera comunale per dichiarazioni sul costo di un dvd da distribuirsi per gli auguri natalizi alla città. Appuntamento che Domenici decide poi di annullare così come gli auguri ai giornalisti. Seguono altre tre querele: all'Espresso e ancora alla consigliera e a Repubblica.

Intanto in Comune la maggioranza va sotto nel voto a un ordine del giorno sul ritiro dell'emendamento approvato dalla giunta per poter aprire Castello al possibile stadio, si dimette un dirigente dell'urbanistica e poi è il capogruppo del Pd Alberto Formigli, già indagato in un'altra inchiesta urbanistica, a lasciare l'incarico dopo le polemiche per un presunto conflitto d' interessi tra il suo ruolo di politico e di fondatore ed ex socio di una società di progettazione. Oggi il Pdci esce dalla maggioranza e ritira il suo assessore. L'effetto intercettazioni porta anche alle dimissioni del direttore della Nazione Francesco Carrassi.