L'inchiesta sulla P4, ora Papa contrattacca: "Ho le prove, contro di me solo accuse false"

Il parlamentare risponde alle domande de <em>Il Giornale</em> e si difende: &quot;La sera della tangente a favore della mia presunta amante ero a casa con mia moglie e 30 amici&quot;. E Bisignani? &quot;Con lui rapporti penalmente non rilevanti. Sono una persona onesta&quot;<br />

Più che difendersi, contrat­tacca. Alfonso Papa, il deputato più in bilico di questi tempi, si presenta come un perseguitato davanti ai colleghi della giunta per le autorizzazioni a procede­re: «Alla procura di Napoli ce l’hanno con me sin dai tempi in cui ero vicino al Procuratore Agostino Cordova, che alla fine fu costretto ad andarsene». Nel pomeriggio, dopo l’audizione, Papa decide di autosospender­si dalla Commissione giustizia della Camera e dall’Antimafia. Poi, finalmente, può risponde­re alle domande del Giornale .

Onorevole, come mai que­sta scelta? È tattica in vista del voto sul suo arresto?
«Ma no, voglio evitare stru­mentalizzazioni».

E chi strumentalizzerebbe?
«Nelle migliaia di pagine della Procura di Napoli si fa continuo riferimento a quegli incarichi: “Il deputato Alfonso Papa, membro della Commis­sione giustizia, il deputato dell’Antimafia Alfonso Papa”. Per carità. Preferisco stare in disparte, almeno per ora».

Dunque si dimetterà anche da parlamentare?
«No, e perché dovrei?».

Perché toglierebbe una bella grana ai suoi colleghi del Pdl.
«Io sono sereno».

Lei sì, ma nel Pdl c’è nervosi­smo. La sua pare una difesa di casta, e poi c’è la Lega che non condivide e l’opposizione che rumoreggia.
«Io conduco una battaglia di verità » .

E quale sarebbe la verità?
«Io sono un perseguitato».

Veramente l’accusano di con­cussione, rivelazione di segre­to d’ufficio e favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sul­la P4 di Luigi Bisignani.
«Tutto nasce all’interno di Unicost, la corrente della ma­gistratura cui appartengo e di cui ero dirigente, alla fine de­gli anni Novanta. Un pezzo di Unicost napoletana se ne va, nascono i Ghibellini che si saldano con i Movimenti riu­niti. In pratica, il procuratore Cordova viene cacciato e chi gli era vicino, come il sotto­scritto, viene emarginato. In quell’occasione, Luigi De Ma­gistris, giocando con il mio cognome, scrive un pezzo inti­tolato “Il ghibellin fuggiasco”.
Io resto vicino a Cordova e pa­go per la mia lealtà: vengo at­taccato da Umberto Marconi, Vincenzo Galgano mi defini­sce una “pecora zoppa” e in­tanto Francesco Curcio, oggi contitolare del fascicolo sulla P4, raccoglie le firme contro
Cordova » .

D’accordo, ma sono storie di dieci anni fa.
«Guardi, l’indagine in realtà nasce nel 2007 anche se fino al 2010, misteriosamente, non se ne sa nulla».

Le contestano reati pesanti.
«Sono stato pedinato fin sot­to casa, sono stato fotografato, hanno perquisito, con tanto di ispezione corporale, mio suo­cero che ha 77 anni e che non c’entra niente, sono stato in­tercettato
indirettamente per­ché hanno messo sotto con­trollo tutti i telefoni di chi mi stava vicino».

I fatti?
«Non si capisce bene: io avrei concusso un imprendito­re, Alfonso Gallo, che non dà riscontri, ma appena gli chie­dono di raccontare, spara no­mi e numeri di telefono di altri imprenditori tutti disposti a confermare le mie pressioni».

E infatti confermano.
«Strano. Avrei concusso per un piatto di lenticchie e pure meno. Alla fine le tangenti si ridurrebbero alla famosa suite pagata ad una mia presunta amante che non è l’amante».

E che cosa è?
«Le dico solo che la notte in questione è quella del 24 di­cembre. Io ero a casa con una trentina di persone, mia mo­glie mi ha chiesto se ho l’ava­tar » .

Lei avrebbe regalato una Ja­guar a questa amante, salvo poi richiedergliela indietro.
«Ho presentato in giunta questa mattina i documenti che dimostrano come io quel­la Jaguar l’abbia comprata».

Ha ricevuto un orologio sotto casa?
«Questa storia del mio in­contro con il ricettatore sfiora il ridicolo. Solo un pazzo avrebbe potuto scegliere co­me luogo dell’appuntamento la strada sotto casa. E poi, vi­sto che mi pedinavano, per­ché non mi hanno arrestato in flagranza? Ma la storia della ricettazione nella richiesta di arresto non c’è. Serve per fare coreografia » .

I suoi rapporti con Bisignani?
«Niente di penalmente rile­vante. Trovo invece poco cor­retto che l’abbiano interroga­to otto volte, dico otto volte, per poi arrestarlo. È un meto­do che non mi piace».

Se il Parlamento dovesse vo­tare il suo arresto?
«Andrò in galera. Senza esi­tazioni » .

Paura?
«No, la mia è una battaglia di verità, non una difesa cor­porativa o ideologica».

Perché ha applaudito Alfano quando ha fatto riferimento al partito degli onesti?
«Perché io sono una perso­na onesta » .