L'incubo di Obama: l'astensione dei democratici

Il presidente prova a invertire il trend negativo ed esorta gli elettori a votare non pensando a un referendum sul suo operato ma scegliendo tra le ricette proposte dai due partiti. Il guru di Obama: l'affluenza alle urne sarà decisiva

Washington - Sondaggi molto sfavorevoli ai democratici, che rischiano di perdere la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Se tutto andrà bene il partito di Barack Obama potrebbe mantenere la maggioranza, di un soffio, al Senato. Non stupisce il grandissimo sforzo del presidente che, dopo avere toccato tre stati (Pennsylvania, Connecticut e Illinois), uno dopo l'altro, è andato a Cleveland, in Ohio, per fare quello che sa fare meglio: parlare alla gente, cercando di ritrovare quel "tocco magico" che solo due anni fa lo portò dritto alla Casa Bianca. Ma quest'anno la musica è cambiata. Lui lo sa bene e cerca, come può, di limitare i danni. In attesa di tempi migliori. Intanto, secondo gli esperti tutto si giocherà sull'affluenza: più bassa sarà, meno speranze avranno i democratici. ne è convinto il guru politico David Axelrod, stratega di Obama nel 2004 e "mente" della vittoria del presidente nel 2008.

Implora i democratici: andate a votare Obama chiede ripetutamente agli elettori democratici di andare alle urne. Quasi li implora. E' forte, infatti, la paura che l'astensione - frutto ella delusione - colpisca di più proprio il partito del presidente. Obama fa di più: cerca di convincere gli elettori a considerare il voto una scelta fra due partiti, non un referendum sui suoi primi due anni alla Casa Bianca. Parlando alla folla raccolta alla Cleveland State University il presidente ha detto che "le elezioni di martedì devono servire per "cambiare lo status quo provocato dalla precedente amministrazione repubblicana, completare il viaggio iniziato due anni fa, percorrendo una strada non facile, ma necessaria".

Ma i conti ancora non tornano Nonosatnte gli sforzi quello di Obama è un messaggio difficile da vendere a un elettorato che non riesce a fare quadrare in conti dopo la recessione peggiore dalla Grande depressione, il cui pesante fardello - un tasso di disoccupazione fermo poco sotto il 10 per cento - è un boccone ancora troppo difficile da digerire. Obama parla ai milioni di persone che hanno perso la propria casa a causa della crisi e chiede loro di "dimostrare ai repubblicani di non avere dimenticato", ma il messaggio potrebbe ritorcersi contro di lui come un boomerang: gli americani non hanno dimenticato neppure il deficit stellare (volato a cifre record oltre 1.200 miliardi durante l’amministrazione Obama) o le difficoltà che le aziende ancora devono affrontare.

Il guru di Obama: tutto dipende dall'affluenza David Axelrod, 55 anni, è lo stratega di Obama dal 2004. Attualmente è consigliere capo del presidente. Di campagne elettorali se ne intende eccome. E' stato lui a convincere Obama di una cosa: la partita è ancora aperta, fino alla fine. L'esito finale dipenderà dall'affluenza alle urne. Più bassa sarà la partecipazione al voto e minori chance avranno i democratici. Una proiezione statistica che si basasui dati storici, con particolare riferimento alle presidenziali del 2008, quando i democratici presero molti più voti dei repubblicani, buona parte dei quali, delusa da Bush, preferì restarsene a casa.