L'indignazione digitale, effimera e pericolosa

Siamo ormai abituati a campagne internet (social si dice) sui temi più disparati. Spesso sono fuochi di paglia, che si infiammano in pochi giorni e poi si dimenticano con la medesima rapidità con cui sono divampati. L'ultimo in ordine di tempo è stato lanciato da studenti universitari che chiedono il riscatto gratuito dei loro anni di studio ai fini pensionistici. Probabilmente un modo per sentirsi risarciti dal fatto che godranno pensioni minime e in età avanzata, rispetto ai loro nonni. Non è in questa rubrica che vogliamo parlare dell'inadeguatezza di questa pretesa previdenziale, ma dell'essenza di questa come di altre campagne.

Ci aiuta un libretto molto interessante di Byung-Chul Han, filosofo sud coreano, che insegna a Berlino. Non vi spaventate, anche se le premesse per mollare il colpo ci sono tutte: del tipo film vietnamita, sottotitolato in francese, presentato a Venezia, sulla solitudine dell'uomo, girato in bianco e nero in una sola stanza. No. Nello Sciame. Visioni del digitale (Nottetempo, 2015) è un test molto interessante per capire la rivoluzione in cui siamo immersi. Un capitolo, favoloso, s'intitola proprio «La società dell'indignazione». «Le ondate di indignazione sono molto efficaci nel mobilitare e mantenere desta l'attenzione. Per via della loro natura fluida e volatile, tuttavia non sono in grado di strutturare il discorso e lo spazio pubblici: per questo scopo sono troppo incontrollabili, imprevedibili, instabili, effimere, amorfe». E ancora: «La società dell'indignazione è una società sensazionalistica, priva di compostezza, di contegno. L'insistenza, l'isteria e la riottosità tipiche della società dell'indignazione non ammettono nessuna comunicazione discreta, obiettiva, nessun dialogo, nessun discorso».

Si tratta di fenomeni molto diversi a quelli studiati nel '900 e relativi alle masse, alle folle, alle piazze. Non è l'ira cantata dall'Iliade, un'ira «epica». «L'indignazione digitabile non è cantabile: non è capace né di azione né di narrazione. Rappresenta piuttosto uno stato affettivo, che non dispiega alcuna forza in grado di produrre azioni». E infine: «La massa indignata di oggi è oltremodo superficiale e distratta: le manca qualsiasi massa, qualsiasi gravitazione necessaria per le azioni. Non genera futuro».

Più avanti il Nostro ci spiega cosa sia lo sciame digitale e come, appunto, si differenzi dai passati paradigmi di aggregazione di massa.

È interessante, molto interessante, dare una lettura più approfondita ai fenomeni collettivi di oggi, che forse rappresentano il segnale più forte di come stia cambiando la società. E contro quali minacce per la libertà ci dobbiamo attrezzare.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Lun, 31/07/2017 - 11:18

Questo “filosofo coreano” (ma che insegna a Berlino) si accompagna benissimo con il “film vietnamita” (ma con sottotitoli in francese); che ricorda i tragici cineforum fantozziani con dibattito finale. Porro, quando dedicherà un po’ della sua attenzione anche ad uno “scrittore peruviano” (ma naturalizzato spagnolo) come il Nobel Mario Vargas Llossa e “La civiltà dello spettacolo”?

Ritratto di Giano

Giano

Mar, 01/08/2017 - 04:46

Vedo adesso che mi è scappata una S di troppo: Llossa invece che Llosa. Succede, chiedo scusa.