La linea dura di Amato: "Chiudere o declassare gli stadi non in regola"

Tra le proposte esaminate l’inasprimento delle pene per chi commette reati durante le partite. Ma poi il Viminale smentisce

Roma - Chiudere oppure limitare la capienza («declassare») gli stadi che non sono in regola con le norme sulla sicurezza degli impianti. È questa la prima indicazione emersa ieri pomeriggio dalle riunioni tecniche del Viminale e dell ministero dello Sport. La linea del ministro degli Interni Amato ha vinto sulle pressioni del calcio, che vorrebbe tornare a giocare già domenica. Cosa che non avverrà, in particolare al ministro non sarebbero andate giù le dichiarazioni ostili del presidente della Lega Matarrese a proposito dei due turni di stop imposti dalla Figc.
Questa mattina Amato, incontrerà la collega Giovanna Melandri prima di volare a Catania per i funerali dell’ispettore capo Raciti e sarà la prima occasione per fissare dei paletti prima del vertice tra governo, Coni e Federcalcio in programma questo pomeriggio. Nel corso dell’intera giornata di ieri, i ministeri hanno lavorato su binari paralleli per formalizzare una proposta. Da una parte la linea dura di Amato propenso all’adozione di qualsiasi misura necessaria per evitare che il personale delle forze dell’ordine rischi la propria vita in situazioni simili. Dall’altra quella del ministro della Giustizia Mastella (atteso al vertice) che, come detto al Giornale, è propenso a responsabilizzare le società calcistiche imponendo loro di investire parte dei diritti tv in sicurezza.
In mezzo il ministro Melandri che si è assunto il compito della mediazione con il mondo sportivo seguendo tre linee guida: non consentire lo svolgimento delle partite negli impianti inadeguati, recidere i legami tra società e tifo violento laddove siano presenti e promuovere la cultura della legalità anche nello sport. «Dobbiamo predisporre misure di immediato effetto e lungo respiro. Dobbiamo andare verso la privatizzazione degli stadi», ha detto Melandri. Tra le proposte esaminate (nonostante in serata il Viminale abbia voluto smentire) anche l’inasprimento delle pene previste per chi commette reati durante le manifestazioni e il «daspo» (il divieto d’accesso agli stadi, ndr) preventivo. Il governo, dunque, proseguirebbe la linea della legge Pisanu. «Basta applicarla», dice il sottosegretario allo Sport, Elidio De Paoli. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, si è dedicato invece all’«educazione» dei mass media e domani convocherà i rappresentanti dell’emittenza radio-tv e dei giornalisti per «valutare insieme le iniziative nei confronti di chi usa questi mezzi per alimentare la violenza».
La maggioranza non è unanime. Per Marco Rizzo del Pdci la colpa è del «dio denaro» e bisogna proporre una «cultura dello sport alternativa alle speculazioni e ai profitti che sono dietro i fenomeni di teppismo». Secondo il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio è necessaria più spesa pubblica «per aiutare i Comuni a ristrutturare gli stadi». Nel centrodestra tanto l’ex ministro Beppe Pisanu quanto il vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto, e Maurizio Gasparri (An) hanno ricordato che il rispetto delle regole vigenti sarebbe stato sufficiente, stigmatizzando i legami bipartisan tra la politica e gli ultrà. L’ex presidente del Coni Pescante (Fi) e Roberto Calderoli («chi esce di casa armato va equiparato a un terrorista») hanno chiesto un intervento deciso.