Linea dura sui rimpatri, un bluff

L’operazione repulisti del governo si rivela una barzelletta: a Milano espulsi solo quattro balordi. Mantovano (An): <a href="/a.pic1?ID=218001" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">&quot;Inutili fogli di via&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=217811" target="_blank"><strong>La corsa dei prefetti: vince chi caccia il primo rom</strong></a>.

Paola Fucilieri e Gianandrea Zagato

Due li hanno raccattati a cento metri dalla stazione centrale. Gli altri due li hanno beccati alle spalle di Paolo Sarpi, la Chinatown ambrosiana. Tutti e quattro rom. Comune denominatore? Sono i primi rom ad essere riportati a Bucarest, dopo la firma del decreto di allontanamento del prefetto Gian Valerio Lombardi.
«Immigrati che con il proprio comportamento hanno minacciato la convivenza civile, compromesso la pubblica sicurezza e danneggiato - in ultima analisi - tutti coloro che sono giunti nel nostro Paese per migliorare con il proprio lavoro le condizioni di vita». Commento del rappresentante dello Stato che reclama «certezza della pena» e, perché no, «un ripensamento delle sanzioni, con pragmatismo e approccio bipartisan».
Virgolettati di peso, tutti giusti ma senza un dettaglio su quei quattro che alle diciannove e cinque minuti dai questurini sono stati gettati in un furgoncino della polizia di Stato con destinazione aeroporto di Malpensa. Quei quattro sono «degli straccioni». Lo dicono gli archivi di via Fatebenefratelli, sede della Questura.
Curriculum da criminali con le pezze sul sedere: tutti e quattro - età tra i 25 e i 36 anni - sono, tra l’altro, noti alle forze dell’ordine come borseggiatori alle fermate degli autobus e segnalati come specialisti in reati contro il patrimonio che, concretamente, si traduce in autoradio rubate. Certo, c’è anche un reato contro la persona che si declina in lesioni ovvero un paio di ematomi ai danni di un milanese e provocati da qualche birra di troppo. Quella che, chiosano dagli uffici della questura, avrebbe provocato la denuncia contro uno dei quattro per guida in stato di ebbrezza.
Davvero dei pericoli pubblici numero uno, con alle spalle una vita disperata nelle favelas dell’illegalità - un centinaio - che, quelle sì, rendono Milano ingovernabile. Ma, ieri, bisognava dare un esempio concreto e Milano l’ha dato con quattro balordi colti in stato di flagranza.
Quattro fermati nella mattinata e che, quindi, hanno atteso nei commissariati la pubblicazione del decreto legge sulla Gazzetta ufficiale numero 255. Poi, l’udienza di convalida in Questura alla presenza della task force messa in piedi dai giudici di pace, con tanto di traduttore e timbri per l’allontanamento. Tutto in fretta e furia perché alle 20.50 decollava da Malpensa il volo dell’Alitalia diretto a Bucarest Otopeni. Giudizio ineccepibile, naturalmente: ma davvero fatto e digerito con il tempo che stringeva. Già, se la convalida andava per le lunghe, quei quattro mariuoli perdevano l’aereo e in quel di Malpensa avrebbero dovuto attendere una decina di ore.
Un’espulsione quasi da barzelletta, giusta per un provvedimento - parola del sindaco Letizia Moratti - che «è parziale, molto parziale» e che Milano attendeva «da mesi, mentre il problema vero è avere normative certe, che non creino false speranze nei confronti di chi viene in Italia senza un lavoro o un’opportunità e poi finisce per vivere di attività illecite».
Fin qui fatti e misfatti della prima rigorosa applicazione del decreto voluto dal governo Prodi. Resta un interrogativo: che succede ai quattro quando sbarcano in Romania? Secondo i questurini «ce li ritroviamo a borseggiare in piazza Duomo tra una settimana esatta».