Linee rigorose e colori accesi: ecco gli ultimi lavori di Cascella

Fedora Franzè

Tommaso Cascella è un pittore che viene da lunga e gloriosa tradizione familiare, Basilio, Michele, Tommaso e che a sua volta ha un figlio pittore, Matteo Basilio. Nelle sale della nuova sede di via della Barchetta la Galleria Giulia presenta alcune opere seguendo una linea rigorosa che nel panorama variegato della contemporaneità coglie a colpo sicuro le esperienze più significative. In questo caso, assieme alla galleria Rosso 20sette artcontemporanea, che espone recenti dipinti e sculture dello stesso artista, disposti a formare un dialogo serrato e multispaziale. I dipinti sono a volte sovrapposizioni di cartoncini saturi di colore lavorato raschiando la superficie, aggiustando il tono con piccoli tocchi, segnando fittamente il campo di linee spezzettate che esaltano lo spessore del supporto. Dentro il rosso, dominante, e dentro i gialli e gli azzurri profondi che ricordano Matisse, un gioco continuo di slittamento di piani: elementi d’altro tono o colore si sporgono in avanti, aggiunti come piccole ali al cartone centrale, mentre altri si rivelano essere il vero fondo, sporgendone una striscia sottile lungo un lato. In alcuni casi una base in rame che corre lungo il bordo inferiore, cornice e supporto del blocco di legno dipinto, sostiene elementi scultorei anch’essi in rame che proiettano ombre nette sulla superficie. L’artista propone la sua riflessione sull’immagine e l’identità: specchi, ombre, sdoppiamenti.
L’astrattismo di Cascella non è assoluto, dà anzi l’impressione di essere a un passo dall’incarnarsi, come nelle figure «a risparmio» dove il cartone è lasciato a vista e tutto intorno dilaga il colore; in quei simboli dell’infinito allungati, organicamente asimmetrici ma perfetti come un’opera di Brancusi, nelle presenze interrogative davanti o di fronte alla superficie dipinta; in questa prossimità alla realtà riconoscibile forse trova ragione il senso di suspense suscitato nell’osservatore. Lo stesso che ci coglie davanti alle sculture, macchine poetiche che paiono ingombranti strumenti musicali, dal meccanismo semplice e dal suono limpido. Resta così, addosso, il senso di attesa dello spettatore un attimo prima che si apra il sipario e attacchi l’orchestra o la scena gli si riveli.
Fino al 12 novembre. «Galleria Giulia Arte contemporanea». Info: 06.68193237.