L'inflazione vola: "Il governo agisca"

Impennata dei prezzi a novembre. Mai così alti dal giugno 2004. Dal 2,1% di ottobre si è passati al 2,4%. I rincari dovuti a prodotti energetici e alimentari. Confcommercio: "A Natale meno regali". I sindacati chiedono al governo di intervenire subito

Roma - L’inflazione a novembre è salita al 2,4% contro il 2,1% di ottobre, ai massimi dal giugno 2004. Lo comunica l’Istat aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%. L’accelerazione - spiegano all’Istat - si deve ai prezzi dei prodotti energetici e alimentari. I prezzi dei prodotti energetici sono saliti dell’1,8% su mese e del 5,1% su anno. Volano i prezzi degli alimentari e in particolare del pane (+12,4%) e quelli dei carburanti e di tutto il comparto energetico. La benzina è aumentata del 2,2% sul mese e del 9,8% sull’anno, il gasolio del 3,1% sul mese e dell’11,2% sull’anno. La spinta maggiore è arrivata dal comparto dei beni che ha registrato aumenti del 2,5% tendenziale contro il 2% di ottobre. In particolare i prezzi degli alimentari sono saliti del 3,7% su base annua contro il +3,4% di ottobre. Spicca l’aumento di pane e cereali (complessivamente +7,1%) con un aumento addirittura del 12,4% su base annua per il pane e del 7,7% per la pasta. Andando poi al comparto energia, l’aumento congiunturale è stato dell’1,8%, quello tendenziale del 5,1%.

I sindacati: "Il governo ci convochi" Preoccupazione da parte della Cgil per l’accelerazione dei prezzi di beni di prima necessità "col risultato di aggravare ulteriormente le condizioni materiali di lavoratori e pensionati". L’aumento dell’inflazione rilevato da Istat si scarica, infatti, "su retribuzioni già in grande difficoltà". Occorre un intervento immediato e incisivo del governo: meno accise, riorganizzazione della filiera distributiva, azione diffusa di controlli e sanzioni sulle speculazioni". La Cgil sottolinea anche un forte rischio d’inflazione da contagio: l’inflazione che sale autorizza, a prescindere, il lievitare dei prezzi. Una situazione che ricorda il passaggio dalla lira all’euro. Nella piattaforma Cgil, Cisl e Uil - ricorda - abbiamo costruito una serie di proposte a tutela dei redditi da lavoro dipendente e pensione: è ora che il governo ci convochi e apra finalmente il negoziato su questi temi".

Confcommercio Nonostante l’aumento delle spese fisse e delle tasse le famiglie italiane non rinunciano ai regali di Natale, che rimangono sostanzialmente deboli, ma in linea con gli anni scorsi: per le feste ogni famiglia farà in media spese aggiuntive per 750 euro, mentre l’effetto Natale sui consumi vale complessivamente quasi 18 miliardi. Questo, in sintesi, il dato che emerge dalle prime analisi sui consumi di Natale 2007 elaborate dall’ufficio studi Confcommercio. Rispetto al Natale 2006 aumenta l’acquisto di prodotti tecnologici (+0,5%) e alimentari (+0,4%), in calo libri (-0,6%) e abbigliamento, calzature e pelletteria (-0,1%), mentre aumentano le spese fisse (affitti, mutui, bollette)

Spese fisse Le retribuzioni da lavoro dipendente e i trattamenti pensionistici hanno teoricamente migliorato in questi ultimi anni il proprio potere d’acquisto. Sono cresciuti anche più dell’inflazione, ma per Confcommercio le famiglie risultano gravate da un livello troppo elevato delle spese obbligate (affitti, utenze domestiche, spese per servizi di trasporto e carburanti, per citare i capitoli più significativi) e dall’aumento dei costi dei mutui e del credito al consumo che hanno ulteriormente compresso il redito disponibile in conseguenza del recente aumento dei tassi di interesse. Dal 1970 ad oggi, la quota delle cosiddette spese obbligate sul totale dei consumi è cresciuta dal 20,4% al 28,1% del 2007, mentre la quota dei consumi liberi, corrispondenti ai commercializzabili in senso stretto, ha subito una compressione, ormai strutturale, che ne ha ridotto l’incidenza sulla spesa totale passando dal 59% del 1970 al 41,7% del 2007.

Tredicesime Nel prossimo Natale, per oltre tre quarti delle famiglie italiane, le tredicesime al lordo delle imposte ammonteranno a circa 51 miliardi di euro (il 2,9% in più del 2006). Dell’ammontare complessivo, depurato del prelievo fiscale, solo una piccola parte, e cioè circa 13,8 miliardi di euro, verrà destinata agli acquisti presso la rete della distribuzione commerciale, un importo pressoché simile a quello del 2006.