Dalla lingua all’economia Unione europea la nuova «babele»

L’apertura delle frontiere europee per Romania e Bulgaria ha indotto molti «euroentusiasti» a lanciarsi in commenti pieni di foga e di ardore per inneggiare al nuovo Superstato che si va via via formando. Argomento prediletto da costoro è quello che la popolazione della Ue è ormai vicina al miliardo di persone. Credo sia doveroso rammentare a tutti loro che la prima potenza economica mondiale, gli Usa, conta su una popolazione che non supera i trecento milioni di unità. Così come credo sia doveroso ricordare che la somma di più povertà non genera ricchezza. Questa Ue che si sta formando raccoglie, tra gli altri, molti Paesi dell’ex Unione Sovietica i cui abitanti, dopo quasi un secolo di delizie comuniste, arrivano da noi con le pezze sui calzoni. Aggiungiamo che, mentre negli Usa parlano una sola lingua, la novella Europa consta di decine di etnie che parlano lingue a idiomi diversi, pertanto risulta addirittura difficile comprendersi. Ciò che abbiamo visto sino a ora di questa nuova Europa sono solo un paio di cose. La prima è la moneta unica che, per noi italiani, è stata una vera e propria sconfitta sul piano dell’eccessivo valore monetario attribuito sin dall’inizio alla nuova divisa. La seconda è la pressione di masse di individui che, dai Balcani e dalle ex Repubbliche sovietiche, entrano nel nostro Paese alla ricerca di un benessere che non hanno mai avuto e che, a causa del loro gran numero, difficilemente troveranno da noi. Come bilancio non pare un granché!