L'intellighenzia ora capisce il problema islam

Egregio Direttore, il recente episodio accaduto a Nizza mi convince che le prediche del Giornale da lei diretto sono voci che chiamano nel deserto. Se c'è questo timore del terrorismo come mai si è permesso ad un tir di transitare in una strada dove si manifestava e c'era tanta gente? Solitamente in simili occasioni il traffico viene dirottato da camionette di poliziotti. Invece i soccorsi della forza pubblica sono giunti a strage avvenuta con cinquanta minuti di ritardo. Non mi pare che i francesi sappiano contrastare il terrorismo. Poi io vorrei interrogare un terrorista. Che cosa pensa? Che noi siamo incorreggibilmente corrotti e non c'è maniera di convertirci per cui l'unica soluzione è sopprimerci? Un testa a testa tra un fanatico musulmano e Magdi Allam sarebbe molto utile per chiarirci le idee.

Silverio Tondi

Caro Silverio, lei ha ragione, ma non sarei così pessimista. A furia di «urlare» nel deserto, con le conseguenti accuse che abbiamo ricevuto di essere razzisti e populisti, qualche eco comincia a rimbalzare. Non so se ha notato, ma da qualche tempo sia in Francia che in Italia intellettuali fino a ieri allineati al pensiero unico cominciano ad ammettere che il problema islam, come quello immigrazione, esiste e andrebbe affrontato con maggior rigore. Del resto, essere minoranza apripista è nel Dna di questo giornale nato da una scissione del Corriere della Sera proprio per poter essere fuori da coro. Chi ci ha preceduto su queste pagine, sostenne in solitudine la follia del cattocomunismo sessantottino, e la storia gli diede ragione. L'elenco sarebbe lungo, chi ci legge lo conosce. Fino ai tempi nostri. Feltri, con «Affittopoli», anticipò il tema cruciale della casta della politica. E ancora. Fummo i soli ad applaudire l'accordo tra Berlusconi e Gheddafi e poi a inorridire per la più stupida e suicida delle guerre, quella al dittatore libico. E anche su questo oggi tutti concordano con le nostre tesi. Oggi ci risiamo con il problema islam. Vedrà che il tempo sarà galantuomo. Non bisogna mai avere paura di non essere ascoltati. Mi farebbe paura non avere più la voce per urlare. Ma fino a che ci siete voi, è un pericolo che non corriamo.