L'Inter festeggia 100 anni di storia

L'Internazionale Football club nacque la sera del 9 marzo 1908 in una
sala del ristorante l'Orologio, a Milano. La società fu creata da un
gruppo di dissidenti del Milan che voleva far giocare anche gli stranieri. A San Siro sfilano i campioni che hanno &quot;fatto la storia&quot; nerazzurra. <strong><a href="/video.pic1?ID=Inter_100_anni">Guarda il video</a></strong>

Milano - Contro la Reggina, nel match in programma domani, l’Inter scenderà in campo con la maglia rivisitata per la celebrazione del centenario e realizzata appositamente da Nike. Per celebrare i 100 anni di storia il logo Nike e il nome dello sponsor Pirelli, riportati sulla maglia, saranno riprodotti in color oro.

Battesimo in un ristorante L'Internazionale Football club nacque la sera del 9 marzo 1908 in una sala del ristorante l'Orologio, a Milano. La società fu creata da un gruppo di dissidenti del Milan Football Club e il nome della squadra spiega il motivo della frizione: i fondatori volevano anche calciatori stranieri. Il primo scudetto arrivò nel 1920, giusto a precedere l'era del grandissimo Peppino Meazza; la gloria immortale per i nerazzurri arrivò però a partire dal 1955, sotto la presidenza di Angelo Moratti, il padre dell'attuale patron del club, Massimo.

Grande festa in campo Una festa per i tifosi (guarda il video), ma il centenario dell’Inter sarà anche l’occasione per un tributo a chi ha fatto grande la società nerazzurra a suon di reti e colpi di tacco, e oggi ne rappresenta la memoria storica. Sandro Mazzola, Mario Corso, Evaristo Beccalossi saranno tra i tanti campioni che sfileranno sabato a San Siro per rivivere le emozioni del passato.

Moratti ai tifosi: "Mai problemi con la giustizia" "L’Inter nel mondo è da sempre considerata la squadra di prestigio di Milano, non solo per quello che ha vinto, ma perché non ha avuto mai problemi con la giustizia": con queste parole il presidente nerazzurro Massimo Moratti ha scatenato gli applausi della folla dei tifosi dell’Inter Club di tutta Italia, radunati al teatro Smeraldo di Milano per festeggiare il centenario della società. "Con me ho avuto persone che hanno seguito questo comportamento con naturalezza - ha continuato Moratti dal palco - senza mai tentare di scavalcare o fare i furbi o conquistarsi gli arbitri, pensando di aiutare la società facendo qualcosa che si sarebbe rilevato terribile. La vergogna di doversi difendere di fronte a situazioni deprecabili è una cosa antipatica nella storia di una società", ha sottolineato il presidente dell’Inter, augurandosi "che a noi non succeda mai, come mai è successo finora. E come d’altronde fino ad adesso a noi non è mai capitato di andare in serie B".

Il ricordo di Mazzola Per oltre un ventennio in nerazzurro, prima come mezzala e poi da dirigente, oggi Mazzola si meraviglia di quante telefonate sta ricevendo. "Mi sono arrivati anche gli auguri da parte di un bimbo di nove anni da Hong Kong". Un’emozione che certo non si immaginava quando, 48 anni fa, esordiva per volere dell’allora presidente Angelo Moratti "che voleva dare uno schiaffo alla Federazione". La Figc cambiò le regole in corsa e Moratti per protesta mandò in campo la Primavera contro la Juventus. "Era avanti rispetto a tutti", racconta Mazzola. "È vero, è stato il miglior presidente di sempre, ma accanto a lui c’era Italo Allodi, il primo vero manager del calcio", sottolinea Mariolino Corso, suo amico-nemico nella grande Inter del 'mago Herrera'.

"Quei formidabili anni Sessanta" "Dal ’63 in poi abbiamo vinto tutto: quattro scudetti, due Coppe dei campioni e due Intercontinentali in quattro stagioni, è stato un periodo stupendo", sorride ancora Mandrake. "Dopo ogni vittoria, Herrera ci diceva: 'Dimenticate, ora dovete vincere ancora'. Finchè gli abbiamo dato retta, è andata bene, poi abbiamo iniziato a considerarlo un po' matto e si è rotto l’incantesimo", spiega Mazzola.

Poi Moratti decise di vendere la società a Ivanoe Fraizzoli, "una brava persona, ma molto diverso dal suo predecessore", ricorda Mazzola, che di lì a poco divenne amministratore delegato. "Era molto attento a tenere in pari il bilancio, niente aumenti di capitale né debiti - prosegue -. E in squadra aveva sei nazionali campioni del mondo in Spagna con stipendi nella norma, due dei quali infatti, Oriali e Bordon, se ne andarono appena riuscirono".

Fraizzoli e Pellegrini "Fraizzoli fu il presidente che mi fece esordire", sottolinea invece Evaristo Beccalossi, a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta centrocampista di un’Inter "giovane, entusiasta e tutta italiana. Otto giocatori su undici venivano dal settore giovanile: un record". E un’esperienza ancora unica nella centennale storia dell’Internazionale, che porta a uno scudetto e poco più. Non era certo il momento più luminoso della società, che nel frattempo era passata in mano al ragionier Ernesto Pellegrini, che provò a raddrizzare la stagione 1985-86 chiamando Corso a sostituire in panchina Ilario Castagner. "Di Pellegrini e di quel periodo preferisco non parlare", liquida la questione il mancino veronese. Segno che non andò troppo bene e infatti i tifosi nerazzurri per tornare a esultare aspettarono tre anni, con l’Inter dei tedeschi. Dal 1995 inizia l’era di Massimo Moratti, orgoglioso di festeggiare il centenario nerazzurro da presidente.