L'Inter di Mourinho conquista la Supercoppa

Nerazzurri due volte in vantaggio, riacciuffati al 90'. Il capitano giallorosso (<strong><a href="/a.pic1?ID=285648" target="_blank">le pagelle</a></strong>) sbaglia dal dischetto, quello interista no (<strong><a href="/a.pic1?ID=285649" target="_blank">le pagelle</a></strong>). L'Inter di Mourinho è già vincente

Milano - E uno. Mourinho consegna al popolo interista il primo trofeo della stagione: sua la supercoppa d'Italia. E uno. Vinto con largo merito, più largo del risultato (2 a 2 nei regolari, 8 a 7 dopo i rigori) e onorato con calcio di gran qualità. Giocar bene serve: e anche dal dischetto, all'errore di Stankovic seguono le prodezze di Julio Cesar e la rasoiata di capitan Zanetti dagli undici metri. Si ricomincia allora nel segno dell'Inter che questa volta aggiunge alla nota forza fisica, alla clave, anche il fioretto, il calcio ammirato per un'ora. Gli fa difetto un pizzico di determinazione e poi è già quella della cavalcata trionfale. La Roma resiste e si arrangia con un tiro e mezzo in porta. Se poi sbaglia Totti dal dischetto, la resa è giusta.

La sorpresa, iniziale, è grande. Mourinho sembra ad Appiano da una vita e Spalletti appena arrivato a Trigoria. Inter e Roma sconvolgono il copione più atteso, lo ribaltano addirittura. Possesso palla dei campioni d'Italia, romanisti sempre in affanno e con la lingua fuori, mai pericolosi in porta nella prima frazione. I tormenti arrivano dal binario di destra dove la coppia Maicon-Figo mette in crisi l'ultimo sbarcato a Fiumicino, Riise, mai aiutato da Baptista partito a sinistra e poi dirottato altrove per meglio incidere sui destini della sfida. Il pubblico di casa apprezza lo spettacolo e si diverte mentre il portoghese prende appunti in panchina: i primi cori della curva sono tutti per Josè. Eppure le novità sono tante rispetto al recente passato, alcune figlie dell'emergenza: per esempio Cambiasso arretrato sulla linea centrale della difesa (in mancanza d'altro) e mai in soggezione a conferma che trattasi di eclettico campione, per esempio Stankovic trasformato in regista arretrato e capace di «pescare» sodali smarcati con puntualità svizzera. Persino Muntari, che non ha fama di piedi buoni, qui si lascia apprezzare per i contrasti vinti e anche per un paio di blitz da giocatore vero. Tipo il sinistro chirurgico con cui ribatte in gol il pallone di Maicon (deviato da Mexes) schiantatosi contro la traversa. Se un difetto è lecito cogliere in quel primo tempo attraente, molto attraente, dell'Inter è lo striminzito vantaggio accumulato: un solo punto sopra è troppo poco rispetto alle risorse sprecate e alle occasioni collezionate. Specie da Ibrahimovic messo nelle condizioni migliori per timbrare il cartellino attraverso fitti scambi con Muntari e Figo.

La Roma sì, risulta un cantiere ancora aperto. Indietro nella condizione fisica, indietro nella costruzione del solito gioco, indietro in taluni esponenti (Perrotta, Vucinic), utilizza quasi un'ora di gioco ad apparecchiare il primo tiro in porta che coincide col gol del pari (staffilata dal limite all'incrocio) firmato da De Rossi. Succede. Il pari occasionale propone inattese difficoltà a Mourinho che corregge al volo lo schieramento (dentro Balotelli e Jimenez, fuori Figo, cotto a puntino, e Mancini, ex poco incisivo) incassando dalla coppia dei panchinari il premio, meritato, del 2 a 1. Maturato da un rinvio garibaldino finito dalle parti di Balotelli che fa tutto secondo manuale: stop millimetrico, dribbling arioso su Doni e palla a porta vuota scaraventata con tocco felpato. Il ragazzo è un predestinato: tenga a freno solo il carattere da attaccabrighe.

L'urlo di San Siro si strozza nella gola all'ultimo corner romanista su cui Vucinic «spizza» la palla, Stankovic la devia inconsapevolmente, la carambola beffa Julio Cesar e confeziona il 2 a 2 sui titoli di coda. Senza nemmeno un tiro diretto, Spalletti guadagna i supplementari con Totti, Tonetto e Okaka in campo, le truppe fresche, mentre Mourinho perde Burdisso (gli subentra Rivas). Nel primo Doni respinge due missili di Balotelli su punizione, nel secondo tocca a Julio Cesar rubare la palletta buona a Okaka. Epilogo ai rigori, sotto la curva neroazzurra: sbagliano Stankovic, Totti (quello decisivo) e Juan, Zanetti porta a casa la supercoppa.