L'Inter si complica la vita Ma la Juve le fa un favore

I nerazzurri bloccati dal Chievo: <strong><a href="/a.pic1?ID=350206" target="_blank">Moratti furioso</a></strong>. Nel posticipo segna Seedorf, risponde Iaquinta. A Pato manca un rigore. E la rimonta finisce qui

Milano - Proprio la Juve rende meno amara la domenica dell'Inter. Domenica prossima può festeggiare serenamente il suo scudetto. Naturalmente lavora per sé Ranieri e per il suo futuro: esce da San Siro con un futuro più stabile rispetto alla precarietà dell'ultima settimana. Guadagna un punticino che tiene a qualche distanza la Fiorentina: di questi tempi meglio che niente. Il Milan non supera l'ostacolo e forse la spiegazione è raccolta in un nome soltanto: Kakà. La serata opaca del fuoriclasse brasiliano non permette ai rossoneri le solite cavalcate in attacco. Per montare in vantaggio, deve aspettare che la Juve perda una palla sulla tre-quarti per liberare col serramanico del contropiede Seedorf solo dalle parti di Buffon. Ma non riesce a custodirlo come si conviene: la risposta della Juve è ruggente, con Iaquinta terminale di una giocata illuminata di Camoranesi. Giusto così, per la verità.

La prima sorpresa della sera è la seguente: la Juve non subisce il Milan, determinata e ben disegnata sull'erba l'affronta in campo aperto e col coraggio che il momento reclama. Il Milan ne patisce le prime scorribande in contropiede che consentono a Camoranesi, Marchionni e Poulsen di prendere (male) la mira della porta di Kalac sostituto di Dida, tormentato dal solito mal di schiena. Due, tre fulmini che non portano temporale. La seconda sorpresa è la seguente: il Milan, accreditato di smalto e condizione fisica al bacio, invece di trovare in velocità e secondo collaudati schemi i valichi in attacco patisce l'aggressività degli juventini e segnala lo scarso profitto di Kakà nella vicenda. È come se il genio rossonero non trovasse l'ingranaggio giusto, il passo giusto, l'uno-due con Pippo non funziona e quando pensa di partire da solo infilandosi nella savana bianconera, non coglie grandi risultati. Anche Inzaghi, dal suo canto, non ha il piedino caldo come testimonia la sua unica conclusione della prima frazione e ciò costringe forse Seedorf a tentare avventure balistiche da distanze proibitive. Quando l'olandese, in avvio di ripresa, sbava il tiro dopo aver coperto metà-campo dalla tribuna cominciano a reclamare la presenza di Pato. Più di uno i «corpo a corpo» specie a metà campo, con qualche scintilla di troppo (tra Beckham e Marchionni) domata con relativo cartellino dall'arbitro.

La seconda sorpresa della sera è la seguente: appena la Juve si scopre, scomposta, nella ripresa, il Milan trova il varco utile nel quale infilare un contropiede memorabile esaltato da Inzaghi e perfezionato da Ambrosini che consente, proprio a Seedorf, nel mirino dei suoi, di rinvenire sul secondo palo per il più comodo e sicuro dei tocchi. Il sigillo, oltre a una prova coi fiocchi, alla fine gli vale applausi dal suo pubblico: è la tregua firmata dopo settimane di polemici fischi. La Juve è sotto ma non si dimostra domata, come documenta la sua replica, appuntita, nel giro di tre minuti, avvitata sull'impeccabile lavoro di Camoranesi sulla destra. Proprio lui, autore di un banale errore che scopre la difesa sul gol milanista, lavora una palla al bacio per Iaquinta che può valersi nell'occasione della presenza di Flamini, acerbo nel ruolo di sentinella dell'argine e perciò incapace di sbarrargli il passo. La testata dell'attaccante, in tuffo, è una lama che s'infila sotto il fianco di Kalac.

Le mosse successive di Ancelotti (Pato al posto di Beckham depresso forse dal giallo, Ronaldinho per Inzaghi) e Ranieri (Zebina per De Ceglie ko, Del Piero al cartellino numero 600 rimpiazzo di Amauri) aggiungono una spremuta di emozioni e qualche altra scintilla alla sfida rimasta in bilico fino al recupero. Gli episodi che lasciano una scia polemica sulla sfida sono un paio e maturano nel finale: la collisione, in area, netta, di Legrottaglie su Pato di qua (normale invece il contrasto con Ronaldinho), di là la chiusura feroce di Favalli su Del Piero che porta all'espulsione dello stagionato difensore (già ammonito in precedenza). Milan costretto a chiudere in dieci, e perciò con l'affanno che non gli impedisce di imbottigliare la Juve nell'area di Buffon.