L'Inter è travolta, ma la Juve fa solo pari

Nerazzurri irriconoscibili dopo la sosta: all'intervallo bergamaschi sul 3-0. Mourinho sbuffa: <strong><a href="/a.pic1?ID=322007" target="_blank">&quot;Non mi sono fatto capire&quot;</a></strong>. Ma Ranieri non ne approffitta: <strong><a href="/a.pic1?ID=321995" target="_blank">serve una zuccata di Mellberg per fare pari</a></strong> con i biancocelesti. Recupera terreno il Milan, <strong><a href="/a.pic1?ID=321998" target="_blank">ma Kakà è sempre più lontano</a></strong>

Bergamo - Mai visto uscire dal campo così rapido Josè. Quando Rizzoli ha fischiato la fine del primo tempo sembrava dovesse correre in bagno, ha attraversato il prato a testa alta proprio mentre l’arbitro sventolava il giallo in faccia a Ibra che protestava di brutto. Aveva fretta e chissà cosa non ha detto nello spogliatoio a Cordoba, Burdisso e Maxwell, i tre fulminati di Bergamo. Josè ha poi messo giù il carico: «Non sono riuscito a spiegare a un difensore di 34 anni come si fa a non far girare in area l’avversario». Episodio del primo gol...

Campo pesante, Inter più pesante del campo, gara giocata interamente sotto i riflettori. Ma che non fosse la notte delle stelle si era capito dopo pochi minuti quando proprio il colombiano in area aveva rinviato di testa dando la palla a Doni che ha scaricato sull’esterno della rete. Segnale chiaro e sottovalutato, l’Inter ha continuato ad affondare i tacchetti, l’Atalanta a vincere tutti i contrasti, i takle, gli anticipi e i rimpalli. Josè, rientrato nello spogliatoio sullo 0-3, deve aver scaricato di tutto. Qualche ragione l’aveva, Ibra ha fatto un autogol con la mano, Doni ha pietrificato in elevazione Burdisso e Cordoba, ma la squadra la mette in campo lui e di questo si è sempre fatto carico: non mi sentirete mai attaccare un mio giocatore, ha detto più di una volta. E ultimamente, dopo l’avvilente Inter-Cagliari in cui aveva scaraventato in campo tutta l’artiglieria a disposizione per raggiungere il pari, aveva ripetuto che questa era la sua mossa vincente: «Il giorno che perderò a causa di questo, autorizzo chiunque a criticarmi, ma finora ho sempre vinto», aveva aggiunto. E ieri pomeriggio, quando mancava qualche minuto alle quattro, tutti avevano già intuito chi sarebbe entrato nel secondo tempo. E così è stato: Adriano era sicuro al cento per cento, Figo invece è stato una sorpresa, accolta con angosciante presentimento: ha tentato vari dribbling, ma l’unico che gli è riuscito è stato talmente sorprendente che Luis si è spaventato e si è fermato.

Ma a quel punto il peggio era già accaduto e mai come ieri pomeriggio il pesantissimo passivo giustificava qualsiasi mossa della disperazione da parte di Mourinho. Chivu è durato fino al primo gol di Floccari. Il romeno non ha ancora i tempi per giocare nella riga dei centrocampisti, non ce la fa, l’ingresso di Obinna al suo posto non è servito a granchè ma perlomeno ha messo una pezza a una situazione clamorosa: costruita per agire sulle fasce, l’Inter ieri non era riuscita neppure una volta a scendere e crossare. Obinna si è sbattuto come un’anguilla in una pozza d’acqua, qualcosa gli è riuscito, un paio di volte ha inciampato nelle sue scarpe ma comunque è stato suo il primo tiro in porta al 46’ del secondo tempo.

L’Atalanta invece nel frattempo ne ha fatti tre, ha colto un palo, Doni una doppietta e il terzo gol, il più facile, se lo è bevuto. Altre e numerose occasioni sono state sbagliate dall’Atalanta in quanto la squadra non è propriamente affollata da Palloni d’oro, ma sugli spalti i tifosi la incitavano a fare il torello con olè irriverenti verso i campioni d’Italia ai quali auguravano la serie B.

Mourinho ha detto che prima di ieri non c’erano stati segnali di pericolo e che 19 squadre su venti, vorrebbero trovarsi al posto dell’Inter al termine del girone d’andata. Ma poiché ha ricordato che dopo una prestazione del genere ognuno ha diritto di utilizzare gli aggettivi che ritiene più consoni, noi ne approfittiamo. L’improvvisa defezione di Samuel per attacco influenzale è stata un colpo basso, ma il fallimento del tridente non è storia dell’ultima ora. Il calcio italiano ha molto da imparare da Josè, ma anche Josè ha molto da imparare dal calcio italiano, e così non gli rinfacciamo niente, nessuno sfogo, anche questa è una lezione.