L'Inter vola, la Juve crolla Mourinho stende Balotelli Il Milan scopre Huntelaar

L’Inter ritrova l’italian style e manda SuperMario in tribuna. <strong><a href="/sport/la_signora_frana_nellisola_ora_dieci_giorni_verita/30-11-2009/articolo-id=403000-page=0-comments=1">La Juve frana nell'isola</a></strong>: i dieci giorni della verità. <strong><a href="/sport/davanti_spunta_huntelaar_e_milan_riesce_sorpasso/30-11-2009/articolo-id=403012-page=0-comments=1">Al Milan riesce il sorpasso</a></strong> 

Moratti mandi pure a Torino la squadra Primavera. Almeno eviterà problemi, tanto i punti di distacco sono a tenuta stagna. E non si preoccupi per Balotelli: ieri Mourinho ha fatto le prove generali per lasciarlo a casa. Stavolta l’ha spedito in tribuna, lamentando un ritardo d’orario. E mettendo tutti al silenzio. «Non mi devo giustificare». Alla prossima quale soluzione migliore? Inter italian style: ti mette al tappeto con qualunque mezzo. Ma ti stende. Ieri è bastato un rigore, e come ciliegina qualche occasione mancata. Il caso Balotelli ha scaldato gli animi prima della partita, gli errori di Milito ed Eto’o hanno tenuto tutti con il fiato sospeso, infine il guizzo devastatore del Principe ha demolito la Fiorentina e la Juve. L’Inter ha due punti in più rispetto all’anno scorso e, più dell’anno passato, sta dimostrando di avere altro passo rispetto al resto del campionato. Ieri anche momenti di buon gioco.
La sbandata di Barcellona fa parte dell’European style. La partita con i viola conferma che il nostro campionato non è gran cosa. La Fiorentina ha tenuto la scena, preso il palo con Gilardino, rischiato di far rabbrividire il pubblico, che già se la passava male sotto l’acqua. Ma tutto qui. Poi Samuel segna, ma non vale, stende Gila ma l’arbitro non vede, Quaresma sembra perfino un giocatore di calcio. Insomma di tutto un po’, prima del solito finale, ormai scontato: se non c’è Milito, c’è lo stellone o qualche altra stella. E Mourinho, a cui tutti intravedono qualche capello grigio di troppo, si sente di nuovo fenomeno. «Ieri ero scarso, ora sono tornato bravo». Boh! Se lo dice lui!
Ma intanto ha fatto gli auguri a Ferrara e alla sfida di sabato. Meglio evitare grane: «Speriamo di giocare una partita all’altezza del passato dei nostri club». Ed ha raccontato l’unica verità che gli sgorga dal cuore: «In Italia bisogna sopravvivere. L’allenatore che resiste sulla panca per 38 partite è un eroe». Ovviamente autocelebrativo.