L'Intervista - Ferruccio Fazio: "Presto ci sarà la classifica del ministero"

Il governo dice basta agli elenchi ufficiosi. Tempo qualche mese e anche il ministero della Salute potrà elencare i centri d’eccellenza sanitari nel nostropaese e ogni cittadino potrà consultarne le caratteristiche, le competenze, il personale e anche le liste di attesa per visite e ricoveri. Il sottosegretario Ferruccio Fazio lo annuncia al Giornale dopo aver già insediato un comitato che avrà il compito di selezionare gli ospedali italiani migliori in campo oncologico, psichiatrico e cardiovascolare.

Professore, ma perché non esiste ancora una lista ufficiale dei centri di eccellenza sanitari in Italia?

"Liste ufficiali ce ne possono anche essere, come quella degli Istituti di ricovero a carattere scientifico o i Centri di biomedicina. Però non si tratta solo di fareunelenco. Serve mantenerlo aggiornato".

E nessuno si è mai occupato di questo problema?

"No, lo stiamo facendo noi. E tra sei mesi circa, i cittadini potranno essere aggiornati e non dai giornali o dai centri privati che si cimentano nelle classifiche. Ci sarà un elenco autorevole proposto dal ministero del Lavoro e della Sanità sui poli di eccellenza presenti in Italia".

Chi ci sta lavorando?

"Abbiamo già insediato un comitato presieduto da Enrico Garaci, dell’Istituto superiore di Sanità. Il comitato lavorerà per organizzare un sistema di rete di eccellenza, nei settori di più largo interesse per la comunità: l’oncologia, le malattie cardiovascolari e le neuroscienze".

E chi potrà accedere a queste reti?

"Soltanto quelle strutture con determinate caratteristiche".

Per esempio?

"Vanno seguiti dei criteri oggettivi, come quantificare il valore scientifico, il numero delle persone che ci lavorano, il numero dei pazienti, le caratteristiche tecnologiche, le biobanche, imacchinari particolari in dotazione".

Chi è  all’avanguardia entra e chi resta indietro va escluso?

"La rete ci indicherà le strutture migliori e diventerà per il ministero uno strumento di alta consulenza, per facilitare le collaborazioni".

E anche i finanziamenti pubblici?

"Anche, ma non ci saranno automatismi. Saranno esaminati bandi molto rigidi emanati sulla base delle priorità del Paese".

Quanti centri di eccellenza saranno monitorati?

"Quelli migliori, quindi si parla di alcune decine di istituti".

Ma la rete avrà una funzione operativa anche per i pazienti? "Sicuramente, servirà anche per farsi curare meglio perché dirà che cosa avviene dalpuntodi vista clinico, chi fa certe cose e come vengono fatte, ci saranno consigli sulle liste di attesa e precise indicazioni per i tre grandi problemi clinici che abbiamo selezionato".

L’Italia ha qualcosa da imparare dall’estero?

"Noi abbiamo grandissime eccellenze, un’ottima sanità e una buona ricerca scientifica".

Non è troppo ottimista?

"Il problema è la forte disomogeneità dell’organizzazione sanitaria. Ma confido che con il federalismo certe situazioni miglioreranno. Attualmente Sicilia, Lazio e Campania sono responsabili del 78% del deficit sanitario. Seguite da Abruzzo, Molise, Puglia. Tutte regioni tenute sotto osservazione per gli sprechi".

L’osservazione può bastare a colmare certe voragini di bilancio?

"Labuonasanità costa meno della cattiva sanità. Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana ce lo insegnano.E anche al Sud si deve imparare a organizzare una buona sanità".

Ma come?

"Vanno eliminati gli sprechi e le prestazioni inutili. Qualcosa si sta muovendo, con il riordino ospedaliero e la razionalizzazione dei beni o servizi. E le regioni sono costrette ad adeguarsi".

La gente però è molto diffidente a farsi curare negli ospedali del Sud.

"La mobilità sanitaria di alcune regioni è fortissima: in Sicilia ci sono 2.500 casi di cancro alla mammella e il 43% è curato fuori regione".

Quindi?

"Va ridotta la mobilità valorizzando ospedali che sono già centri di eccellenza,come il San Raffaele di Cefalù, il Civico e l’Ismett di Palermo".