Linus: «Anno di smarrimento Vasco e Liga non bastano»

«Negramaro e Jovanotti le belle sorprese del 2005, Ivan Segreto la rivelazione. Ma più che i cantanti sono mancati i manager stile Caterina Caselli»

Paolo Giordano

da Milano

Linus per favore si fermi, deve fare un bilancio del 2005.
«Ma sono a Madrid per la corsa San Silvestre Vallecana, la dieci chilometri di Capodanno».
Appunto. Chi è il maratoneta dell’anno?
«I Negramaro. Sono i Coldplay italiani, sono partiti lentamente ma sono montati piano piano, ora il loro tour è un tutto esaurito continuo. Dimostrano che se ci sono un progetto e una buona struttura si può far bene».
E il centometrista?
«Simone Cristicchi con quel singolo Vorrei cantare come Biagio Antonacci è partito all’impazzata. Finora lui è stato un bel giochino, vediamo cosa riuscirà a combinare».
Chi è pronto a correre?
«Ivan Segreto, lo chiamano il Norah Jones italiano, spero che vada lontano».
Allora dia la pagella finale al 2005.
«Francamente non me lo ricorderò a lungo. Specialmente per le uscite di casa nostra».
Promosso o bocciato?
«È stato un anno di smarrimento che ha lasciato i cantanti soli con loro stessi. La discografia è crollata, si sono persi gli abituali punti di riferimento e c’è un’aria di generale smobilitazione. Diciamo che più degli artisti sono mancati i manager come Caterina Caselli, che abbiano un progetto e sappiano come portarlo a termine. Anche la radiofonia è stata piatta».
Autocritica?
«Anch’io sono un deejay».
Allora un anno rimandato.
«Lo dico da fratello maggiore, mica da professore».
E Jovanotti?
«Ha fatto l’ennesima capriola».
Temeva il flop.
«Invece ormai si fa fatica a inquadrarlo solo come cantante».
A proposito, non ha citato i grandi vecchi: De Gregori, Guccini eccetera. La scuola della canzone d’autore.
«Non c’è grande creatività».
Insomma, un’epoca è finita?
«Non sarei così drastico. Sarebbe ora di finirla con il solito automatismo disco tournée. Si parli solo quando si ha qualcosa da dire».
Però i concerti vanno benone.
«È la risposta del pubblico alla monotonia delle radio e anche alla maggior parte dei dischi, di cui si salvano sempre meno canzoni. I concerti sono la prova del nove».
Vasco lo dimostra.
«Ma lui e Ligabue quest’anno non sono riusciti a dare una marcia in più alla scena italiana. Non fanno più la differenza e questo è di sicuro un grande limite generale».
Ora tutti parlano di Mondo Marcio, il rapper del futuro.
«Non mi fa impazzire».
È italiano e poche volte si è sentito un tam tam così euforico.
«Ha una bel modo di comporre. Ma gli consiglierei di non importare dall’America l’abitudine di raccontare così apertamente e così smaccatamente i propri drammi. Anche De Andrè aveva una vita pazzesca e dolorosa, ma per raccontarla usava la poesia, altro che».