Linus, Nicola e le interviste «a simpatia»

L’intervistatore imparziale? È una barzelletta. Oppure, più semplicemente, non è un vero intervistatore. Magari un propagandista bravissimo, magari un amico di tutti, magari uno a cui piace chiedere gli autografi per i nipotini agli ospiti. Tutto, ma non un vero intervistatore.
Funziona così anche nei giornali. Ma in radio, se possibile, di più. Quelli che, in tante emittenti, riescono a entusiasmarsi indifferentemente per qualsiasi ospite abbiano in studio, puzzano di falso lontano chilometri. Quelli che, come massimo delle domande difficili, soprattutto ai politici, chiedono: «C’è altro presidente?» ricordano troppo da vicino la prof che ti chiedeva «un argomento a scelta» nell’interrogazione di recupero quando proprio voleva provare a non rimandarti a settembre.
E quindi, quelli troppo buoni non sono credibili. «La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?» può funzionare con Marzullo all’una di notte quando anche i più insonni dei telespettatori iniziano a vacillare, ma il lexotan dialettico di prima mattina, nemmeno in versione di melatonina omeopatica, non funziona.
Insomma, l’intervista imparziale, per definizione, non esiste. E allora viva l’intervista faziosa. L’intervista dove i conduttori fanno capire con il tono di voce, con il tipo di domande, con la complicità con gli ospiti, se quello che hanno davanti gli sta simpatico oppure no.
La migliore dimostrazione di questo teorema avviene a Deejay chiama Italia, la più ascoltata trasmissione dell’etere (900mila contatti ogni mattina dalle 10 alle 12), in cui Linus e Nicola hanno ovviamente ospite tutta l’argenteria di famiglia del mondo dello spettacolo italiano. E, se proprio servisse, c’è anche una specie di prova del nove: guardare le stesse interviste, in diretta o in replica, in televisione, su All Music, dove il programma migliore di Radio Deejay e probabilmente di tutta la radiofonia italiana va in onda anche in versione video. Con tanto di fuori onda, durante le pause dedicate alla trasmissione dei brani musicali in radio. In questa versione i toni di voce, le pause, gli ammiccamenti verbali di Linus e Nicola Savino ai loro ospiti sono ancora più trasparenti e si notano dalle occhiate, dalle strizzatine di palpebra, dai movimenti delle sopracciglia e da tutta la mimica che può solo trasparire dalle voci.
Tutto questo è stato chiarissimo in queste settimane di feste, riascoltando e rivedendo le interviste di Deejay chiama Italia a vari protagonisti della musica, proposte in una versione «The best of Linus e Nicola». E così abbiamo potuto leggere la simpatia innata dei conduttori per Cesare Cremonini o Tiziano Ferro; un certo timore sconfinante forse nella freddezza di Luciano Ligabue nell’affrontarli; un sincero scetticismo nei confronti delle forzature di Vinicio Capossela, che dà sempre la sensazione di «farci» più che di «esserci»; la simpatia a tratti forzata di Aldo, Giovanni e Giacomo che, come tutti i comici, nei fuori onda non fanno troppo ridere; la complicità assoluta con Giusy Ferreri, quasi un film anni Settanta, di quelli con Porcino e col primo Abatantuono, sulla storia di tre immigrati dal Sud a Milano, diventati più milanesi dei milanesi.
Tutto questo senza mai palesare simpatie o antipatie. Ma solo facendo interviste vere, complici nel bene o nel male. Ennesima conferma della grandezza radiofonica assoluta di Linus e Nicola. Se fosse servita conferma. Non serviva.